Diario di Sri
Lanka, di Angelina Jolie
14 e 15 Aprile
2003
Traduzione
non ufficiale, pag. 1-10 di 20
USA for UNHCR
Versione
originale
Ci sono
molti problematiche umanitarie che
riguardano gli sfollati recentemente
tornati a Sri Lanka (rifugiati e
sfollati interni, IDP, Internally Displaced
Persons) dopo quasi vent'anni di
conflitto. Questi problemi includono il
pericolo di mine e ordigni inesplosi,
insufficiente sicurezza, acqua e cibo,
igiene, servizi sanitari e scolastici, e
scarsa giustizia. Per questi motivi, al
momento della nostra visita, l'UNHCR a Sri Lanka non può ancora
patrocinare un rimpatrio organizzato fino
a quando le condizioni non saranno più
favorevoli e gli sfollati potranno
ricominciare una nuova vita in sicurezza
e dignità. Nonostante il benvenuto
miglioramento politico dalla firma del cessate il fuoco nel Febbraio
2002, i bisogni umanitari stanno
aumentando ora, come conseguenza del gran
numero di sfollati interni ritornati
spontaneamente (approssimativamente
271.000 su 800.000 nel 2002). Dalla fine
dell'anno scorso, quando paesi donatori e
le organizzazioni umanitarie hanno
iniziato a "investire" nelle
aree di guerra a nord e a est del paese,
è necessaria una più efficace riduzione
della povertà, la riparazione di
infrastrutture, e programmi di
riconciliazione per garantire agli
sfollati interni e ai rifugiati non solo
il ritorno alle loro abitazioni come
prima della guerra, ma che possano
ritrovare quella normale condizione di
dignità che desiderano.
In aereo da Colombo a Jaffna (mappa) arriviamo
all'aeroporto di massima sicurezza di
Palali. Nessun movimento di civili è
ammesso in quest'area. A diecimila
famiglie è ancora impedito ritornare a
causa dei "movimenti limitati nelle
aree di massima sicurezza".
La libertà di movimento è migliorata
dal 1 Febbraio. La strada principale da
nord-sud è stata aperta nell'Aprile
2002. L'aereo che abbiamo preso ha
iniziato a volare solo tre mesi fa.
Prima, per i civili la sola via per
andare e tornare da Jaffna era un viaggio
per nave di 23 ore che partiva solo una
volta alla settimana.
Ci dirigiamo nel distretto di Wanni, che è un'area
controllata dal LTTE (Liberation Tigers
of Tamil Elam - NdT, vedi Tg RTSI su Sri Lanka). Ci vorranno
alcune ore. Passiamo su un ponte che
molte volte è chiuso dalle guardie.
L'UNHCR chiama via radio per verificare
se possiamo attraversarlo. Serpentine di
filo spinato delineano i lati del ponte e
circa 3 metri all'esterno di ciascun
lato. Un secondo tratto di filo spinato
è visibile in acqua. Continuiamo a
superare edifici abbattuti. In quest'area
del paese il 75% di tutte le case sono
state distrutte. Alcune zone com
Chavakachcheri sono state distrutte al
100% dal fuoco pesante. Ho visto alcuni
cartelli dipinti a mano "ATTENTI
ALLE MINE" con disegnate grandi
esplosioni e corpi umani che saltano in
aria. Percorriamo la famosa strada A9
(highway). Il fatto di poter guidare su
questa strada è un segno certo del
cessate il fuoco. Attraversiamo le
cosiddette "aree civili
libere".
E' una paese molto povero ma molto bello.
Ci sono i bambini che fanno il bagno nei
pozzi d'acqua.
Alcuni cancelli delle case sono ricoperti
da foglie di tabacco messe ad essiccare.
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Non passa molto che vediamo ancora il
filo spinato. Ci avviciniamo alla linea
di confine dove le aree della Sri Lanka
Army e del LTTE si incontrano. Sempre
più soldati in uniforme da fatica armati
ti danno la sensazione, o ti ricordano,
che i combattimenti potrebbero
ricominciare ancora, in qualsiasi
momento. Mi spiegano le bandiere, quelle
Rosse e Gialle sono del LTTE o Tamil,
mentre quelle Blu e Verdi sono Cingalesi.
Subito dopo i lati della strada sono
delineati da strisce adesive rosse e
segnali di "pericolo mine".
Anche le cime di molte palme da cocco
sono state fatte saltare. Chiedo perché
e mi dicono che è per avere una migliore
visuale di tiro quando combattono. Chiedo
a Neill Wright, che è l'uomo dell'UNHCR
con cui sto viaggiando, se è stata la
Sri Lanka Army ad aver fatto saltare in
aria le piante. "Entrambe le
parti", chiarisce. Passiamo una
piccola area di "no-mans land"
controllata dall'ICRC (Croce Rossa
Internazionale). Entriamo nell'area del
LTTE. Ci sono molti segnali di pericolo
mine lungo la strada. Poche strutture di
edifici con qualche muro ancora in piedi
crivellato di fori di proiettili. C'è
una piccola struttura che ospita una
statua di mezzo metro che sembra la
Vergine Maria. Ci sono pochi Cattolici in
quest'area ma in qualche modo lei è
sopravvissuta a tutti i combattimenti.
La gente che vive in quest'area del paese
è sotto la forte oppressione del LTTE,
le Tigri conoscono ogni movimento. Si
pagano le tasse al LTTE. "Qual'è il
salario medio annuale?" E' di circa
60.000 rupie se lavorano 26 giorni al
mese, che equivale a circa 700 Dollari
USA.
Alla nostra prima fermata facciamo visita
a una famiglia di tre generazioni, che è
tornata a casa.
Hanno iniziato a tornare circa 12 mesi
fa. Entriamo in casa, proprio dietro a un
grosso cratere fatto da una bomba, ora
riempito di rifiuti. I nonni ci hanno
accolto e tre bambini piccoli si sono
avvicinati. Neill spiega che mi ha
portato qui per farmi vedere come è il
ritorno a casa. Questa era la casa dove
il nonno era nato. L'avevano lasciata
quando iniziarono i bombardamenti e per
sette anni sono rimasti sfollati. Guardo
la casa e non c'è il tetto, c'è un pozzo dell'acqua
rotto, e ci sono dei grossi buchi fatti
dalle bombe e dai proiettili in tutti i
muri. In questa piccola costruzione
abitano 8 persone che vivono in tre
stanze. Direi che ciascuna sia larga 3
metri x 2, tutte con dei buchi e le
sbarre alle finestre.
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Il padre indica un grosso
mucchio di macerie e dice: "La casa
di mio fratello. Non l'ha ancora
vista". Scherza: "Molto lavoro
da fare". Non ci resta che piangere
e ricominciare daccapo. Un'altra donna
arriva con un bambino molto piccolo. La
casa è vicino al mare e il figlio è
andato a pescare. Poco tempo fa son
riusciti ad acquistare una barca di
legno, ovviamente un gran bell'affare. E'
una autentica fonte di orgoglio. Non
hanno niente se non l'un l'altro, ma sono
vivi e così sono felici.
Ci dirigiamo all'ufficio dell'UNHCR in
Kilinochchi. Sono passati solo due mesi
dal permesso di aprire un'ufficio per 24
ore in quest'area. Non hanno ancora una
sistemazione per il personale.
"Arriverà presto, speriamo",
dice Neill, "E' molto dura per il
personale da campo dover andare e venire
da molto lontano guidando tutte le notti
e tutte le mattine". Ho incontrato
il personale dell'UNHCR, un tazza da te
presa al volo e ci muoviamo. Il personale
dell'UNHCR è come al solito mista, gente
locale e membri internazionali. Una donna
Jae Park viene dalla Corea del Sud. E'
una volontaria dell'ONU. Trovo sempre
interessante vedere come una persona
così si trovi nel Wanni (la giungla) a
Sri Lanka ad aiutare gli altri. Jae e
altri operatori in quest'aerea curano
oltre 150.000 persone sfollate dalla
guerra. Come fanno tutte queste persone
provenienti da diverse organizzazioni a
finire qui, o in altri posti del genere?
Questa cosa mi fa sperare nella bontà
della natura umana. Per questa gente, che
trascorre giornate di duro lavoro, dove
fanno del bene più gli altri che non a
se stessi.
C'è la pena di morte a Sri Lanka sotto
la legge Tamil. Poco tempo fa due uomini,
due soldati Tamil, si stavano sparando a
vicenda, uno aveva ferito l'altro. L'uomo
è stato portato davanti al tribunale,
ritenuto colpevole, e gli è stata
inflitta una sentenza di morte. Chiedo:
"L'hanno già eseguita?"
Pensando a come vanno le cose negli Stati
Uniti, dove si può restare nel braccio
della morte per anni. "Si",
dice. "L'hanno portato fuori
immediatamente e gli hanno sparato. Le
cose vanno diversamente qui".
Successivamente abbiamo visitato un
gruppo di 10 famiglie. Alcune erano state
sfollate all'interno del paese durante la
guerra e si erano rifugiate in India.
Chiedo di potermi sedere e parlare. Mi
portano sotto un'albero per stare
all'ombra. Ci sono molte mamme e molti
bambini. Aspettiamo che portino dei
tappeti. Arrivano dei tappetini di
plastica, buttati per terra. Ci sediamo e
mi raccontano la loro storia. Erano stati
sfollati nel 1990 e sono andati in India.
Sono tornati nel 1992 ma erano stati
ancora sfollati a causa dei
combattimenti. Sono stati trasferiti
ancora nel 1999 a centri di assistenza
governativi dove hanno dovuto far fronte
a molte difficoltà. Volevano tornare in
questa zona "perché",
dicevano, "questa è la nostra
casa".
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Una volta ritornati a casa, hanno
incontrato l'UNHCR. "Avendo molti
bambini il nostro primo pensiero era una
mucca". Chiedo che cosa stanno
preparando da mangiare. "Ricevono
alcune razioni secche dal governo ma
molto poche. Tutti gli uomini sono via a
lavorare nelle risaie o a fare lavori
saltuari per rimediare una piccola
razione di cibo". A volte non
riescono a trovare un lavoro. Questo è
il problema. Chiedo quale sia il loro
primo pensiero. Dicono che ricevono
davvero il denaro stanziato dal governo
per tutte quelle persone che sono
ritornate a casa, 25.000 rupie o circa
250 dollari.
E' molto poco ma gli è stato garantito
affinché possano ricostruire le loro
case o dei rifugi. E' una somma di denaro
che era stata promessa dal governo in
seguito al cessate il fuoco, per
promuovere il ritorno a casa e
incoraggiare la ricostruzione in mezzo
alla distruzione. Sembra una buona idea.
Si spera che i fondi trovino davvero la
strada verso la gente, e subito.
Sono preoccupati che la stagione delle
piogge possa iniziare prima di ricevere i
soldi. Per ora le abitazioni provvisorie
di cemento e fango, hanno i teloni di
plastica dell'UNHCR come tetto. Hanno
anche bisogno di penne e di carta per i
loro figli per la scuola. Neill spiega
come produrre reddito per gli sfollati.
"In definitiva bisogna far lavorare
la gente perché l'economia torni a
funzionare, a parte il recupero della
propria autostima". Ci dirigiamo
oltre il tribunale di Tamil Elam. E' un
nuovo grande edificio. Ti accorgi di
quant'è strano perché l'LTTE non è
riconsciuto come governo ufficiale. Ma
qui, nella loro zona, questa è la legge.
Facciamo visita a una casa per ragazze
orfane e abbandonate. Ce ne sono quasi
516 in questa casa, l'età va da 1 a 16
anni. Ci sediamo e incontriamo il gruppo
di ragazze di 12-16 anni. Chiedo che cosa
vogliono fare da grandi. Alzano la mano
dopo che ho fatto la domanda. Molte
vogliono diventare dottori, alcune
maestre, ma nessuna ragazza voleva
diventare madre. Abbiamo precisato:
"Non adesso, quando sarete più
grandi".
Ancora, nessuna dice di voler diventare
una madre. Forse perché sono state
abbandonate, vedono un bambino come un
fardello. Quando abbiamo chiesto che cosa
gli piace fare di più nella loro
giornata dicono: "Pregare,
dipingere, e studiare". Chiedo,
"Quando sarete più grandi, dove vi
piacerebbe avere una casa...vicino a dove
siete cresciute o nel posto da dove
venivano le vostre famiglie?" la
maggioranza di loro dice da dove
venivano. Anche tutte sole andrebbero a
casa. Chiedo, c'è qualcosa che vi
piacerebbe avere qui? (Sono bambine
quindi mi aspettavo qualcosa di
divertente) Dicono una libreria e dei
banchi, per favore. Chiedo se si
ricordano dei loro genitori, circa 6 su
90 alzano le mani. "Quand'è
l'ultima volta che hai visto i tuoi
genitori?". Una ragazza di 15 anni
dice nel 1990 (13 anni fa).
Spiego alla direttrice che mio figlio era
orfano.
Oh, dice, sembri triste per lui.
E' triste. Suppongo che sia perché mi
sento così vicina a lui che cerco di non
pensare a quanto è stato triste il suo
passato.
Facciamo visita a un gruppo di ragazze
più giovani, tutte hanno bellissimi visi
sorridenti. "Cosa avete fatto
oggi?" chiedo, "Ci siamo
alzate, abbiamo fatto la doccia, pregato
Dio, fatto colazione
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e studiato". Mi han detto che gli
piace cantare così chiedo loro una
canzone. Cantano e battono le mani nella
loro lingua. Chiedo a un traduttore che
cosa significa la canzone. Mi rendo conto
che è Twinkle,
Twinkle Little Star. Oh! Cantano di
nuovo, questa volta in Inglese. E' una
delle cose più dolci che abbia mai
sentito.
Mi chiedono che cosa faccio, io spiego.
Dopo mi dicono che nessuna vuole fare
l'attrice.
"Ottima scelta", dico io,
"è una vita banale. Una maestra è
più importante". Chiedo ancora,
"Cosa volete diventare da
grandi?" Medici, si ci sono molte
mani alzate per questo. Maestre, si.
Mamme, nessuna.
Qui imparano il Tamil. Ci sono 248
lettere contro le 26 nostre. Dico loro
che forse sono più intelligenti di me.
Una bambina sorride apposta. Ora chiedo
alle più piccole dove vogliono vivere
quando sono grandi. Tutte le più piccole
vogliono restare qui. Se poteste avere
qualcosa qui che cosa vorreste? Ancora
una volta la risposta è dei libri e una
libreria.
Ci incamminiamo per andare a vedere i
bambini e i neonati. "non uscire dal
sentiero", mi dicono, "non è
ancora stato sminato". Mio Dio solo
a pochi metri da questi bambini ci sono i
campi minati. Mi fa venire una rabbia.
Improvvisamente sento dei canti
bellissimi dal dormitorio delle
dodicenni. E' una musica incredibile.
Cantano come forti angeli.
I bambini piccoli si sono
avvicinati alla soglia della porta, fanno
come tutti i bambini di quell'età. Solo
a vederli ti fanno sorridere; sono così
curiosi e giocherelloni. Sono una persona
nuova e mi stanno mettendo alla prova.
Vengono vicino per guardarmi, poi
scappano ancora indietro. Non so come
rompere il ghiaccio, allora faccio un
buffo disegno sul diario e glielo mostro.
Nella
lingua locale, una delle ragazze scrive
il suo nome. Indica con orgoglio alcune
delle sue scritte a fianco del disegno.
"Ti dice che è il suo nome".
Ridiamo tra di noi e gli altri bambini
ridono, come fanno tutti i bambini.
Ridono per tutte le cose quando diventano
divertenti. E' un momento così bello.
Quasi mi dimentico che sono orfani e che
questa piccola costruzione è la loro
casa.
Not alcuni lettini con le sbarre. I
bambini piccoli. La loro vita inizia qui;
è una triste conseguenza della guerra.
Appena usciati, Neill dice che parleranno
con l'UNICEF per avere i banchi e le
sedie.
Ma anche l'UNHCR vedrà cosa si può fare
con il suo bilancio, così potrebbero
donargli una nuova cucina. Non avevo
visto la cucina. Penso che non si
sentissero a loro agio a mostrarmi la
loro cucina sporca. E' una cucina
poverissima, è difficile preparare del
cibo buono tutti i giorni per tutti i
bambini. Ma queste donne sono grandi
lavoratrici. E' molto difficile mandare
avanti questo posto nel modo giusto e
prendersi cura di tutti questi bambini.
Poi visitiamo INIYA VAZHVI ILLAM,
un'organizzazione di servizio sociale
volontario. E' una casa e una scuola per
bambini con problemi alla vista e
all'udito e per gli handicappati. Appena
siamo entrati, siamo stati accolti con
una festa. Dei bambini portavano fiori e
altri bambini segnavano le nostre fronti
con le ceneri. Questa preghiera ha un
nome.
Foto
di Liba
(NdT: 'Insert picture of Liba' dovrebbe
essere una nota per una
fotografia di Liba Taylor che
l'autrice avrebbe voluto inserire nel
diario)
Abbiamo
incontrato i coordinatori del progetto,
maestri, segretari e altro personale. Qui
35 bambini hanno problemi alla vista, 33
bambini hanno problemi all'udito, e 2
bambini hanno handicap fisici. I bambini
che abbiamo incontrato quando siamo
arrivati dovevano essere sordi. Vorrei
darmi un calcio per non conoscere il
linguaggio dei sordomuti. Molti di questi
bambini sono nati così. Però han detto
che alcuni bambini sono diventati sordi a
causa dei bombardamenti. Dei bambini sono
nati handicappati perché molte donne
incinte hanno dovuto partorire lungo la
strada quando i combattimenti sono
iniziati...dovevano lasciarli indietro o
morire partorendo. Un parto traumatico
per la madre può causare danni al
bambino.
Molti bambini ciechi venivano legati alle
caviglie dei loro genitori, quando erano
bambini. Alcuni sono cresciuti senza le
cure necessarie e poi sono arrivati qui,
per cui sono molto indietro negli studi.
Andiamo a trovare i bambini. Non
scriverò tanto davanti a loro perché
non voglio essere scortese. Parliamo a
tre giovani ragazze cieche che si sono
fatte avanti. Avranno dieci anni e solo
da qualche mese hanno imparato il
braille. "E' molto bello", dice
una delle bambine, "prima di venire
qui, me ne stavo seduta a casa. Non
potevo fare niente solo stare
seduta". Una ragazza che sembra
molto triste e la più timida del gruppo
dice ad alta voce che ha perso i genitori
da poco e che è stata portata qui solo
da qualche giorno. Dice che è felice di
essere qui, ma sembra ancora sola e
spaventata.
Questi bambini hanno vissuto tempi
difficili, uno dei maestri dice:
"Erano molto spaventati e
suscettibili ai rumori della guerra e dei
bombardamenti". Qualcuno dice:
"Pare che i combattimenti si siano
fermati". Parlano del cessate il
fuoco. E' la prima volta che tutti
sorridono. A una delle ragazze è stata
offerta una visita in Germania con
un'associazione umanitaria per "fare
musica", "Organo?",
"Si, e canto pure". Mi
congratulo con lei, e per questo sembra
molto fiera.
Poco
dopo ho visto un ragazzino che viene
assistito sulla sua sedia. "E' un
orfano" mi dicono. Quando è arrivato qui la prima
volta non riusciva a camminare e si
faceva la pipì addosso. E' rimasto qui
un'anno. Credono abbia 6 anni, ma la sua
famiglia è stata uccisa e nessuno
conosce il suo compleanno. Ha un sorriso
straziante, un bambino che chiunque
potrebbe facilmente amare.
Ora siamo all'assemblea e inizia il
programma.
La donna che deve andare
in Germania sta cantando. De circa 30
giovani seduti sul pavimento mi chiedo
cosa pensino i bambini sordi di quel che
succede. C'è un bambino che mi sembra di
dieci anni. E' sordo e ha degli
incredibili occhi blu.
Segue un discorso in inglese. Il ragazzo
fa molta fatica, mentre si sforza di
continuare il discorso. Ho l'impressione
che la madre vicino a me stia piangendo.
Non voglio girarmi a guardare. E' molto
commovente. Il suo discorso è a favore
delle persone disabili. In questo giorno
del nuovo anno Tamil c'è speranza di
maggiori opportunità di lavoro. Poi c'è
un ballo dei bambini sordi. Amorevoli
giovani donne, tutto quello che posso
pensare è quanto lavorino duramente per
migliorare. Mi fanno notare che la
maestra sta dietro di noi e li guida nel
ballo dato che non possono sentire la
musica. Penso che siano straordinari. Ci
salutiamo. Tutti i ragazzi vogliono
stringerci la mano. Mi accorgo che dallo
scorso Dicembre nessuno ha inviato i
fondi per lo stipendio della maestra. L'OXFAM ha mandato i
fondi prima di Dicembre. Ma ora stanno
facendo tutto questo lavoro con i bambini
senza ricevere denaro. Sono sicura che
sono povere anche loro e non è una cosa
facile.
Ci allontaniamo e guidiamo verso
l'ufficio dell'UNHCR di Mallavi.
Superiamo molte donne in camicie con
manica lunga da uomo, le maniche sono
arrotolate e portano grosse cinture in
vita. Mi spiegano che sono donne che
appartengono all'LTTE, sono guerriere.
Hanno subito un duro addestramento
militare. Il ramo suicida dell' LTTE si
chiama "Tigri Nere". Il più
alto tasso di attacchi dinamitardi
suicidi rispetto a qualsiasi parte del
mondo si trova a Sri Lanka e metà di
loro sono donne. Dicono che se da una
parte questa pratica suicida può non
aver avuto inizio a Sri Lanka, è una
pratica che ha proliferato in questo
posto più che in qualsiasi altra parte
del mondo.
2 ore e mezza di viaggio e siamo arrivati
a Mallavi. Dormirò sotto al telone
dell'UNHCR e a una tenda antizanzare.
Quando si può scegliere sembra
divertente. Mi tolgo lo zaino e mi unisco
agli altri per andare mangiare. Nella
conversazione di pranzo Rosanna
dall'Argentina, che lavora per l'UNICEF,
parla dei bambini soldato. "Ne hanno
tanti, l'LTTE?", chiedo.
"Mettiamola così, durante il
conflitto (in tempo di guerra) c'era
stato uno scambio di prigionieri e anche
delle salme. 1/3 dei corpi Tamil, dei
soldati morti, erano minorenni".
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Martedì, 5:25 del mattino, sono stata
svegliata dal fortissimo canto dei galli.
Prendiamo un caffè alle 6:30 e siamo in
strada per le 7. In macchina parliamo dei
molti giapponesi che lavorano a Sri
Lanka. Neill racconta che 50 anni fa,
quando il governo giapponese aveva
chiesto ai vari paesi come rimediare ai
danni della seconda guerra mondiale,
l'allora presidente dello Sri Lanka, J R
Jayawardena aveva risposto:
"Nient'altro che amicizia duratura
tra le nostre nazioni". Il governo
giapponese era rimasto così colpito che
ha aiutato Sri Lanka da sempre, e resta
il principale donatore. Anche nell'UNHCR,
alcuni membri del personale giapponese
vogliono lavorare a Sri Lanka per questa
ragione.
Superiamo un tempio e degli altari. Molta
gente si è fermata in questo villaggio e
ci sono dei vecchi trattori coperti da
teloni di plastica molto colorati e
floreali. "Non guardare Angie",
io lo faccio ovviamente. Davanti a un
vecchio trattore ci sono due uomini
appesi a dei ganci. Ho subito pensato che
fossero morti. Non lo sono. I due uomini
sono appesi a faccia in giù sospesi da
ganci nelle loro carni. Questo rituale
Indù si chiama Parawa-Kavadi.
Siamo fuori dall'area controllata.
Superiamo ancora i posti di controllo
dell'LTTE. Siamo nell'area chiamata
"no-mans land", un uomo in una
tenda della Croce Rossa sta aspettando
ancora. Passiamo il posto di controllo
della Sri Lanka Army su una strada
sterrata. Ci sono dei piccoli negozi e la
vita lentamente ritorna alla normalità.
Non c'era niente un'anno fa. Superiamo
centinaia di case bombardate.
Incontriamo il personale dell'UNHCR di
Jaffna diretto da Morgan, una distinta
donna inglese. C'e anche una signora che
viene da Dublino che si chiama Joanna e
un volontario dell'ONU dal Kosovo di nome
Agron.
C'erano altri operatoriprovenienti da
tutto il mondo, e ovviamente molto
personale locale che lavora con loro.
La nostra prima fermata è il centro JSAC
(The Jaffna Social Action Center).
Il
centro di azione sociale di Jaffna è
stato allestito per proteggere i diritti
e il benessere dei più vulnerabili
sfollati interni presenti a Jaffna, le
donne e i bambini.
A causa del conflitto migliaia di donne
hanno perduto i loro mariti. Ora
diventando capofamiglia hanno la
responsabilità di provvedere alle loro
famiglie. Hanno di fronte molti pericoli
e difficoltà, inclusi pericoli fisici
(molta gente vede le donne che vivono da
sole come "donne facili")
l'emarginazione sociale, la povertà e i
diritti umani violati dalla polizia e
dalle forze armate.
Lo JSAC avvia molti progetti per
migliorare le condizioni di vita di donne
e bambini colpiti dal conflitto armato.
Questi includono:
- Una
rifugio sicuro per le vittime di
violenza
- Progetti
di produzione del reddito per
donne capofamiglia.
- Programmi
per la formazione degli
insegnanti (sui diritti
dell'infanzia), IDPs, sfollati
interni/rimpatriati su diritti
umani e valori per la vita.
- Formazione
al rispetto dei diritti umani per
la polizia.
- Documentazione
clinica mobile per sostituire i
certificati di nascita, morte e
matrimonio.
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- Unità
di sicurezza sul campo.
- Avvio
della pre-scuola nelle comunità
di rimpatriati.
- Programmi
per diminuire gli effetti
dell'abuso di alcolici.
L'UNHCR
si è stabilito qui e adesso lavora
assieme a loro. Due progetti sono stati
approvati a Settembre e a Ottobre per lo
JSAC. Uno prevede un centro di
informazione e un'altro un circolo per
bambini. Entrambi diretti dal JSAC con
quasi 200 bambini che frequentano il
club, attivo tutti i giorni. Il secondo
progetto approvato il 31 Ottobre era un
progetto di produzione del reddito per
approssimativamente 60-70 vedove
provenienti dalle zone costiere di
Jaffna. A queste donne saranno offerti
dei corsi, l'addestramento e il sostegno
per avviare una produzione di reddito,
come attività di cucito e culinarie.
Molte vedove si trovano qui per imparare
e insegnare i mestieri, e per
l'addestramento professionale.
E' un modo per farle restare insieme.

Questo
posto aiuta anche i più vulnerabili, in
maggior parte orfani e bambini molto
poveri, 120 in totale. Chiedo: "Ci
sono molte vedove e orfani in questo
paese?" "Oh si tanti, così
tanti". Sebbene l'UNHCR abbia
avviato questa organizzazione,
l'obiettivo è di renderla
autosufficiente così da potersi
amministrare da sola. Sembra che anche l'UNDP lavorerà
assieme a loro avviando piccole
attività. Anche USAID è stata qui in
visita, probabilmente per lavorare con il
JSAC.
Sento i bambini che cantano.
Mi spiegano di più sul JSAC e come
intervengono spesso contro la violenza
domestica. Ci sono 5 o 6 casi alla
settimana. Le donne arrivano qui perché
abbandonate o hanno subito violenza.
Offrono alle donne consigli legali se lo
desiderano. Le accompagnano anche alla
stazione di polizia e a volte offrono un
letto per dormire. Ora allo JSAC sono
contenti che la polizia abbia iniziato ad
avvertirli dei casi presenti alla
stazione di polizia. In questo modo
iniziano a lavorare insieme con successo.
Ci sono casi di violenza sessuale e
bambini maltrattati.
Stanno aprendo anche delle pre-scuole,
allestite in base alla convenzione dei
diritti dell'infanzia (clicca qui per il testo
completo).
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Il 95% delle donne del posto parla il
Tamil. La polizia parla solo Cingalese,
così molte volte in caso di stupro le
donne sono finite in prigione per
settimane prima di chiarire com'erano
andati i fatti. Ci sono molte cose da
sapere di quest'area. L'anno scorso Save The Children ha documentato
57 casi di bambini rinchiusi in prigione
per violenze e di fatto erano vittime di
violenza.
Prima di partire dal JSAC mi consegnano
un pacco. Le loro vedove hanno fatto il
più piccolo e dolce vestitino per Maddox
(mio figlio). Non ho parole.
Ci dirigiamo verso il quartiere
musulmano. Sono la minoranza a Sri Lanka,
solo il 7% della popolazione. Hanno
passato tempi duri quando c'era la guerra
perché erano stati sfollati da
quest'area.


Nel
1990, l' LTTE sospettava che i Musulmani
potessero dare a Sri Lanka informazioni
sulle armi. Così l' LTTE è arrivato qui
in forze e ha dato loro qualche ora per
fare i bagagli e andarsene. L' LTTE ha
portato via i certificati di matrimonio e
di nascita. Quando le famiglie Musulmane
sono state evacuate, è stato permesso
loro di portare con se solo 500 rupie (5
Dollari) e niente gioielli. Sono stati
tutti sfollati, la città era vuota
appena qualche ora dopo
Pag 11
il primo avvertimento della mattina.

Continua...
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