Diario Russo di
Angelina Jolie
Original version
Note finali e Appendice
Introduzione a cura
dell'UNHCR
Revisione in corso
Martedì
19 agosto 2003
La sede delle Nazioni Unite
presso il Canal Hotel di Baghdad in Iraq
è stata colpita da un'autobomba
provocando 22 morti tra il personale
dell'ONU e almeno 100 feriti. (clicca qui per maggiori
informazioni) Sono sconvolta per un atto
terroristico così insensato. Per la
famiglia delle Nazioni Unite il 19 agosto
è stato un martedì nero, forse il
momento più cupo nella storia recente
dell'ONU. Il mio pensiero va ai colleghi,
alle famiglie che hanno perso i loro cari
nell'attentato.
Mercoledì 20 agosto 2003
Mi hanno chiamata da Ginevra. Mi hanno
chiesto se volevo riconsiderare la
missione. Ho detto "No". Ci
sono sempre state preoccupazioni per la
sicurezza. Ora tutto si è intensificato.
Tutti gli operatori umanitari si sentono
particolarmente vulnerabili adesso che
l'ONU è diventata un bersaglio in Iraq.
Hanno detto che il mio programma è stato
svelato.
"Alcuni se la prenderanno con te
perché sei dell'ONU o perché aiuti i
ceceni, pur sapendo che sei lì anche per
il popolo russo. Estremisti arrabbiati
non la vedranno così e sarai un
bersaglio. Se ti vogliono trovare sarà
più facile ora che il programma è
trapelato. Possono arrivare molto vicino.
Possono anche spacciarsi per la
stampa". Ho risposto che volevo
andare avanti con la missione. Ovviamente
ho espresso il mio cordoglio per i loro
amici. Cosa dire quando uomini come Sergio Vieira del Mello vengono uccisi?
Se non che il mondo ha bisogno di persone
come lui, è una perdita per tutti che
non sia più in vita.
Giovedì 21 agosto 2003
6:30 del mattino. E' un grigio mattino
inglese. Sono rimasta in auto nell'ultima
mezzora ripassando tutti i miei appunti.
Cerco di far mente locale sulla
situazione del posto. Perché c'è una
violenza così esasperata e da così
tanto tempo? La prima guerra in
Cecenia è esplosa alla fine del 1994,
quasi 10 anni fa, con moltissime vittime
tra i civili. C'è stato un breve periodo
di 2 anni di relativa calma, ma il
conflitto è ripreso nel 1999 e continua
ancora. Gli attacchi terroristici sono
molto frequenti oltre i confini della
regione fino a Mosca (per esempio gli
ostaggi al teatro di Mosca dell'ottobre
2002). Le missioni a cui ho
partecipato prima sembravano estreme,
situazioni di una certa importanza. Ero
stupita quando ho letto che sono stata in
zone dove la sicurezza è considerata in
fase 1 e 2. Parti della Russia sono in
fase 3 e 4. Se ci sono zone nella
Federazione Russa così a rischio perché
ne sentiamo parlare così poco sui
giornali? Non intendo criticare nessuna
organizzazione internazionale, l'ONU o il
governo. Non conosco le risposte o cosa
si possa fare, veramente. Di chi è la
responsabilità?
1
In aereo
ho finito di leggere gli appunti. (clicca
qui per una breve
cronologia della crisi cecena)
Statistiche degli attacchi a operatori
umanitari nella regione del Caucaso tra
il 1995 e il 2002:
Omicidi/uccisioni (escluse mine): 11
Rapimenti/ostaggi: 29
Tentati rapimenti/ostaggi: 15
Attacchi mirati: 19
Aggressioni (anche sessuali): 15
Dirottamento di veicoli/cargo: 8
Rapine a mano armata: 20
I rapimenti sono molto diffusi nella
regione. Secondo statistiche ufficiali
circa 1807 persone provenienti
dall'esterno della regione sono state
rapite a partire dal 1994, a volte solo
per qualche settimana, ma spesso per
periodi più lunghi, fino a quando sono
stati rilasciati o i loro corpi ritrovati
lungo le strade. Questa cifra non include
centinaia di ceceni anche loro vittime di
rapimenti. Segue un elenco di alcune
personalità di rilievo uccise o rapite:
Estate 1995: rapimento e uccisione di un
operatore umanitario americano
dell'International Organisation for
Migration.
Dicembre 1996: uccisione di sei operatori
umanitari stranieri del Comitato
Internazionale della Croce Rossa.
Da luglio 1997 al 20 settembre 1998:
Camilla Carr e Jon James,
operatori umanitari inglesi, lavoravano
per l'organizzazione russa Center
for Peacemaking and Community
Development.
Dall'8 marzo 1997 al 17 novembre 1997:
Andi Chevalier, Pascal Porcheron, Laurent
Molle, Regis Greves-Viallon, quantro
operatori umanitari francesi
dell'Equilibre humanitarian organisation,
rapiti in Daghestan, vicino alla Cecenia.
Dal 3 luglio 1997 al 20 ottobre 1997:
Andre Christopher, francese, membro di
Médecins Sans Frontières (MSF).
Dal 23 novembre 1997 al 25 luglio 1998:
Gabor Dunaiski e Isztvan Olah, due
operatori umanitari ungheresi, fatti
prigionieri.
Dal 17 dicembre 1997 al 9 febbraio 1998:
cinque volontari polacchi, trasportavano
medicinali, cibo e altri rifornimenti.
Dall'8 gennaio a giugno 1998: Daniel e
Paulina Brolin, missionari svedesi rapiti
in Daghestan, lavoravano per la Chiesa
Pentecostale.
2
Dal 29
gennaio 1998 al 12 dicembre 1998: Vincent
Cochetel, francese, direttore
dell'ufficio dell'UNHCR del Caucaso del
Nord, rapito nell'Ossezia del Nord.
Dal 1 maggio 1998 al 13 novembre 1998:
Valentin Vlasov, inviato personale del
Presidente russo nella regione del
Caucaso del Nord.
Dal 29 settembre 1998: tre inglesi:
Darren Hickey, Rudolf Petschi e Peter
Kennedy e il neozelandese Stanley Shaw,
ingegneri, lavoravano per la la ditta di
telecomunicazioni inglese Granger
Telecom. I loro corpi sono stati
ritrovati nella periferia di Grozny l'8
dicembre, decapitati.
Da marzo 1998: Gennady Shpigun, Ministro
degli Interni russo. Il suo corpo è
stato trovato in Cecenia nella primavera
del 2000.
Dal 15 maggio 1999: Ribero Geraldo Cruz,
neozelandese, ICRC, rapito nella
Repubblica Cabarda-Balcaria.
Dal 8 gennaio 2001 a febbraio 2001:
Kenneth Gluck, medico americano di MSF.
Da luglio 2002 a dicembre 2002: Nina
Davydovich, direttrice della ONG russa
Druzhba, lavorava con l'UNICEF.
Il capo missione di MSF in Daghestan, Arjan Erkel,
giovane olandese di 32 anni, rapito il 12
agosto 2002, di lui non si è avuto più
notizia (NdT: liberazione avvenuta l'11
aprile 2004 dopo 607 giorni di prigionia,
clicca qui per il sito di
MSF)
Il film sull'aereo è "Goodbye, Mr.
Chips", non lo guardavo, non avevo
le cuffie, ma si capiva che parlava di un
professore e i suoi allievi durante la
prima guerra mondiale. A un certo punto
ho alzato lo sguardo perchè tre signore
davanti a me hanno iniziato a parlare
appassionatamente di quello che succedeva
nel film. Penso che le giovani donne
stiano spiegando il film alla loro madre.
Uno degli studenti era tornato dalla
guerra, ferito. Le tre donne piangono.
Mentre scrivo che sono ancora in aereo
c'è ancora il film e stanno ancora
piangendo. Non mi sarei mai aspettata che
tre donne russe si identificassero in
questo film ma evidentemente è così, la
guerra è uguale dappertutto. Immagino
che stiano piangendo così intensamente
perché pensano ai loro padri e ai loro
fratelli. Stiamo per atterrare.
Compilando il modulo della dichiarazione
doganale spicca qualcosa. Fate una croce
sui quadratini "si" o
"no" se importate: armi (di
ogni tipo) munizioni o esplosivi. Droghe
e sostanze psicotrope, antichità,
oggetti d'arte, materiali radioattivi,
apparecchi elettrici in alta frequenza e
radio o qualsiasi mezzo di comunicazione.
Mi vien da ridere all'assurdità che
qualcuno dica "si". Mentre
atterriamo vedo dal finestrino una fitta
foresta verde a perdita d'occhio.
L'aeroporto è grigio, immerso nella
nebbia e nella pioggia. Tutto in questa
parte del mondo ha un aspetto opprimente.
3
Mosca
Ho una riunione ufficiale in una sala
dell'aeroporto. Mi dà il benvenuto
Raymond Hall, Direttore dell'agenzia
europea dell'UNHCR di Ginevra
accompagnato da Jozsef Gyorke, ex
diplomatico ungherese ora a capo
dell'agenzia dell'UNHCR della Federazione
Russa.
La Russia è il più grande paese del
mondo con un territorio di 17 milioni di
Km quadrati che si estende dall'Europa al lontano est
asiatico con 11 fusi orari (clicca qui per la mappa
completa, altre mappe e informazioni sulla Russia e Inguscezia, Cecenia,
Ossezia). E' un paese estremo, il
20% della Russia non è abitabile.
Condizioni climatiche molto rigide per
7-8 mesi all'anno fino a -40 gradi sotto
zero.
La Russia è il terzo più grande
produttore di petrolio al mondo.
Producono anche grandi quantità d'oro e
diamanti. Quancuno dice "ci sono
molti ricchi, ma molti, molti più poveri
senza lavoro". Una popolazione di
150 milioni di persone. Ogni anno sono 1
milione in meno e il tasso di natalità
in Russia è il più basso al mondo,
hanno bisogno del ricambio della
popolazione, ancora insufficiente, dei
cittadini russi. L'aspettativa di vita è
sotto i 60 anni. L'assistenza sanitaria
è molto scarsa. L'istruzione è molto
buona. La religione principale è la
chiesa Ortodossa ma ci sono anche 20
milioni di musulmani. Il 100% dei ceceni
è musulmano. Chiedo di Putin, del suo
passato nel KGB. Poi mi fanno notare che
il mio ex presidente George Bush padre
era capo della CIA. Non sapevo cosa
rispondere.
A Grozny in Cecenia non c'erano scuole
fino a 10 anni fa. La popolazione cecena
attuale, 1 milione di persone, è per lo
più concentrata nelle zone meno colpite
dalla guerra. La Cecenia è stata annessa
all'Impero Russo ai tempi di Caterina la
Grande alla fine del XVIII secolo, solo
dopo anni di strenua resistenza. Durante
l'era sovietica è stata unita
all'Inguscezia e insieme formavano una
sola Repubblica dell'Unione. Durante la
seconda guerra mondiale nel 1944 Stalin,
credendo che i ceceni aiutassero i
tedeschi, ordinò la deportazione di
massa di una gran parte della popolazione
nella lontana Asia centrale. Mi hanno
chiesto "Hai lasciato il bambino a
Londra?". Ho risposto
"si". "E' meglio così,
dove andiamo è troppo pericoloso".
La nostra prima fermata è un ospedale
per bambini. Siamo arrivati. Mi portano
in una camera per incontrare il primario.
Chiedo cosa hanno bisogno gli orfani e
gli altri. "Abbiamo tutto quello che
ci serve per il loro benessere e
l'assistenza di base, ma non abbiamo
soldi per vestiti o medicinali
importanti". Il dottore è una
persona straordinaria e cordiale. Sembra
uno di quei grandi medici così grati di
avere il dono di poter aiutare la gente.
Il dottore parla della leucemia, il
cancro del sangue, di quanto costa la
cura. "Ci prendiamo cura dei nostri
orfani. Ricchi o poveri per me è
irrilevante fino a quando possiamo dare
attenzione, cure e amore". Quando
gli orfani hanno ricevuto le cure mediche
sono mandati in una casa per bambini.
4

__Mosca. UNHCR /
T. Makeva |
| |
Ci portano
in un reparto con 20
orfani. E' un vecchio
ospedale, non fatiscente
ma gestito in modo
essenziale. C'è una
camera piena di lettini.
Soli nella stanza ci sono
due bambini, uno di 4
mesi e l'altro di 6.
"Alcuni sono
abbandonati al reparto
maternità. Altri
lasciati sulla
strada". Sono così
belli, perfetti, dolci e
piccini. Vivaci occhi
azzurri con una soffice
peluria di capelli
biondi. |
|
Incontro
alcuni bambini orfani. "Ci sono
tanti, tanti bambini abbandonati, molti
di rubano per la strada. La prima causa
è la povertà. La disperazione di molte
persone viene dalla disoccupazione, dalla
povertà, dall'alcool che li rende
incapaci di essere genitori. Molti sono
buoni genitori ma sono poveri".

__Mosca. UNHCR /
T. Makeva |
| |
Stiamo per
entrare nel reparto
leucemia. Ci sediamo sui
gradini di marmo, appena
entriamo ci danno dei
copriscarpe di cotone
fatti a mano. Vedo più
infermiere, si avverte la
tensione. Dal vetro posso
vedere i bambini, per lo
più maschi, direi da 10
ai 13 anni. |
|
Ho
smesso di scrivere un momento perché
sono riuscita a incontrare due ragazzi.
Uno era con sua madre e l'altro con la
nonna. Sono ragazzi forti e brillanti,
uno di loro diceva sorridendo che ha
avuto delle complicazioni e che questo è
stato il trattamento più lungo, ma
"non è così male". Gli chiedo
che cosa gli piace. "Mi piace la
musica, quando esco voglio imparare a
suonare il pianoforte".
7 del pomeriggio. Cena ufficiale
Erano presenti i seguenti funzionari del
governo:
Yuri Fedotov, Deputato e Ministro degli
Esteri
Igor Yunash, Primo Ministro, Ufficio
Immigrazione Federale
Vladimir Parshikov, Direttore,
Dipartimento Cooperazione Umanitaria e
Diritti Umani,
Ministro degli Esteri
5
Andrey
Demidov, Primo Ministro, Umanitario
Diritti Umani e Ministro degli Esteri
Vladimir Yakovlev, Consigliere,
Umanitario Diritti Umani e Ministro degli
Esteri
I rappresentanti russi includono Yuri
Fedotov, Primo Ministro degli Esteri.
Sono incantata dal palazzo. Fedotov
spiega che non abita lì ma può farne
uso per scopi ufficiali. Come americana,
e una che ha viaggiato, questo è uno di
quei posti di cui ho letto solo nei libri
o visto nei film. Tutto sembra far parte
di un museo. Mi devono chiedere di
sedermi. Gli altri ospiti mi stanno
aspettando, ma non sono sicura che
possiamo sederci su quelle sedie. Inizio
a capire che sarò molte volte stupita
dalla Russia. E' un posto straordinario.
La storia, l'architettura. E' una cultura
così ricca. Quando entriamo nella sala
da pranzo e dal momento in cui mi siedo,
iniziando a parlare di guerra e di
sfollati, ricordo quante volte questa
parte del mondo è stata in guerra.
Quante cene come questa hanno avuto
luogo? Sento il privilegio di trovarmi
qui come testimone dell'evento.
Parliamo di molte cose. Natalia
Obukauskene è la nostra traduttrice a
Mosca. Grazie a lei io e i funzionari
russi possiamo capirci. Non ha mai
l'occasione di mangiare. Nessuno smette
di parlare. Si capisce che hanno molte
cose da dire, per spiegare il punto di
vista dei russi. Dopo un po' la mia testa
fatica a stargli dietro. Sembrano brave
persone. Parlano delle esigenze del
popolo ceceno, di come negli ultimi 2
anni il governo ha lavorato con successo
assieme a ONG cecene e ai civili e del
denaro che viene messo da parte perché
la gente possa ricostruire le proprie
case. Dicono che un riparo è la prima
priorità, poi, ovviamente, la sicurezza.
So che per l'UNHCR la sicurezza viene
prima di tutto. Ma mi rendo conto che è
complicato. Tutti sono d'accordo anche
sulla necessità di ricostruire
totalmente le strutture per dare lavoro
alla gente. I russi dicono che durante
l'indipendenza' cecena non funzionava
niente, "Andava tutto in
rovina". Sono sicura che i ceceni
direbbero che i russi hanno avuto la loro
parte di responsabilita. Ma forse è la
mancanza di aiuto esterno da parte della
Comunità Internazionale. I ceceni
meritano la loro indipendenza? Perché?
Se si, chi dovrebbe aiutarli? Se no, come
potranno mai accettare di essere
cittadini russi, dopo tutto quello che è
successo? E facendo parte della
Federazione Russa saranno aiutati dai
loro fratelli? Sentiranno mai la loro
fratellanza? Possono entrambe le parti
perdonare, dimenticare e costruire un
nuovo futuro insieme? Queste sono le mie
domande, alle quali so che non ci sono
risposte facili.
Qualcuno dell'UNHCR parla dei rimpatri
dei Balcani e della ricostruzione. Il
ministro russo Yuri fedotov dice che non
si può paragonare questa situazione ai
Balcani, sono molto diverse. "Sono
stati indipendenti. Noi facciamo tutti
parte della Federazione Russa. I ceceni
hanno la loro residenza nella Federazione
Russa. Mi chiedono, quando domani andrò
nei campi profughi, di "mantenere la
mente fredda, neutrale".
"Dicono che è peggio di quanto sia
realmente". Mi dicono che molta
gente vuole tornare a casa in Cecenia.
Questa è una controversia di cui sono a
conoscenza. E' un ritorno volontario o
involontario? Nessuno può costringere la
gente a tornare in condizioni tali da
temere per la loro vita.
6
Ma se si
rende la vita insopportabile altrove e
non hanno scelta questa si può
considerare una costrizione a tornare
indietro. Non dico che succeda questo, ma
so che gli operatori umanitari sono molto
attenti al problema e può essere questo
il caso oppure no. Durante la cena
portano delicati calici di cristallo.
Prendiamo una sorso di Vodka. E ogni
volta che bevo anche un piccolo sorso il
bicchiere viene riempito. Cerco di non
bere per rimanere lucida. La cena
sembrava durare giorni.
Venerdì 22 agosto 2003
Mi sono alzata alle 6 del mattino per
partire da Mosca e andare in Inguscezia.
E' un bel primo mattino nella capitale.
Viaggio con Raymond Bell dell'UNHCR. Bell
viene dal Maryland, è di stanza nel
Vladikavkaz da 8 mesi. Sulla via
dell'aeroporto mi hanno parlato della
chiusura dei campi. "Uno è stato
chiuso il Natale scorso. C'è un campo
con dentro 12.000 persone. E' il campo
più povero. Poiché la vista delle tende
fa impressione i russi vogliono chiudere
il campo per dare il messaggio che le
cose stanno migliorando. Hanno creato
difficoltà all'UNHCR a sostituire le
tende. Una settimana è possibile l'altra
no. Poi ci sarebbe un divieto per le
tende. Comunque sia la gente nei campi
non ha ancora una casa dove andare. Le
famiglie con uomini giovani sono le più
preoccupate a tornare a casa.
"Spariscono i giovani in Cecenia,
irrintracciabili, semplicemente non si ha
più notizia di loro. Gli inverni ceceni
possono arrivare a -6°. Mi chiedono se
riesco a immaginare come si sta in un
tenda, non posso. Box tents, così si
chiamano i rifugi di cartone con tetti di
plastica. Sembra orribile ma tengono più
caldo e si possono smontare e spostare
qualora il campo chiudesse.
MSF ha costruito case in Inguscezia, ma
agli sfollati (IDPs) non è ancora stato
permesso vivere li. "E le box
tents?". Le autorità dicono che i
rifugi di cartone non vanno bene per una
sistemazione umana. Così non collaborano
alla distribuzione nei campi. Ma tuttavia
vogliono, ironicamente, che l'UNHCR li
fornisca all'interno della Cecenia per
far ritornare la gente. Apparentemente in
Cecenia vanno bene. La popolazione
dell'Inguscezia è solo di 330.000
abitanti più o meno. In una sola volta
hanno accolto 250.000 ceceni, quasi
quanto la loro intera popolazione. La
costruzione di case in Inguscezia è
molto lenta, grandi case per vivere con
tutta la famiglia. Intere generazioni.
All'aeroporto
un signore mi racconta del viaggio che ha
fatto a Grozny 2 anni fa.
"Completamente rasa al suolo, non ho
mai visto niente di simile in vita
mia". Non è il primo che mi dice
questo di Grozny. "Non c'è più
niente. La gente dormiva alla stazione.
Avevamo la scorta con noi durante il
viaggio. Ha avuto il benvenuto perché
abbiamo sentito sparare". Continua
dicendo di non credere che sia molto
cambiata. Personalmente non capisco
proprio come si possa tornare. Tornare a
che cosa? Con quale sicurezza?
In aereo osserviamo le mappe (clicca qui per la mappa del
Caucaso del Nord). Il primo punto che
viene indicato è Mozdok. "Questo è
il posto dove poco tempo fa c'è stato un
attacco dinamitardo all'ospedale
militare. Il 1 agosto un solo attentatore
suicida ha scagliato un camion attraverso
i cancelli del complesso militare e ha
detonato una carica esplosiva pari a una
tonnellata di TNT. In 50 sono stati
uccisi e 42 feriti.
7
Il
Caucaso è tra le montagne, che sono più
estese delle Alpi. Il Caucaso del Nord è
formato da Ossezia del Nord, Daghestan,
Inguscezia e Cecenia. Il Caucaso del Sud
è formato dall'Ossezia del Sud, ora
parte della Georgia, dall'Armenia e
dall'Azerbaijan. Dopo il crollo
dell'Unione Sovietica, all'inizio degli
anni '90, in questa regione sono
scoppiate guerre civili. Chiedo quante
guerre civili ci sono ancora nella Federazione Russa. Mi dicono: in
Georgia, che era parte del'Unione
Sovietica, ora indipendente dalla Russia.
Ci sono 2 guerre che vanno avanti da 10
anni: in Georgia lungo la regione
costiera dell'Abkhazia e in Ossezia del
Sud, ci sono state guerre anche tra
Armenia e Azerbaidjan, per il controllo
del'enclave montano di Nagorno Karabakh,
tra Inguscezia e Ossezia del Nord e
infine in Cecenia e in Daghestan. Il
campo di Bella è sulla stessa strada per
Grozny. E' molto vicino al confine. Ieri
a cena e in aereo mi hanno spiegato che
in Russia le elezioni sono vicine. Il
governo ha offerto 10.000 rubli a
chiunque faccia ritorno. Questo è il
denaro per la ricostruzione. E'
allettante anche se non è sicuro. Il
governo ha costruito appartamenti a
Grozny e li hanno già occupati e adesso
pensano ai rifugi temporanei come quelli
di cartone. La gente nei campi è
costantemente minacciata dal pensiero
della chiusura dei campi. Tutti incluso
l'UNHCR sentono che se la gente vuole
andare a casa va data loro tutta
l'assistenza possibile. La domanda è, se
avessero un'alternativa di vita decente
nei campi profughi, oggi, andrebbero
davvero a casa?
Mi parlano della sicurezza. "La
calma può essere molto ingannevole. Tu
sei americana, molto in vista. Poco fa il
governo degli Stati Uniti e l'ONU hanno
dichiarato terrorista un leader ceceno.
Quindi la sicurezza è un problema.
Sappiamo che non vuoi nessun entourage
quindi non si avvicineranno, ma sarà
dura, ti preghiamo di capire che c'è un
motivo".
L'Inguscezia è una sede di lavoro senza
famiglia per l'UNHCR. La famiglia di Bill
è in Macedonia adesso. Abbiamo una pausa
contro lo stress ogni qualche mese
ma", dice, "di solito sei così
stanco che dormi tutto il tempo".
In aereo mi hanno mostrato delle foto di
Grozny. Ho chiesto se potevo includerle
in questo diario semmai verrà
pubblicato.

8
Atterriamo
in un piccolo aeroporto in rovina. C'è
solo un altro aereo sulla pista che viene
rifornito. Mezzi del'ONU ci vengono
incontro con i funzionari di Mytrantia.
Dalla pista ci portano in una sala per
una riunione di sicurezza. John, il
consulente per la sicurezza di stanza a
Mosca, ci fornisce tutti gli elementi di
base per capire il posto. Rapimenti, mine
e segnali di ordigni inesplosi lungo la
strada sono molto diffusi in Cecenia. La
maggioranza sono per la guida nelle zone
residenziali "allacciare sempre le
cinture, pericolo. Altra cosa il posto
sbagliato nel momento sbagliato. Non
possiamo fare molto di più per
pianificare in anticipo la
sicurezza". John consegna delle
ricetrasmittenti al personale ONU. Questo
mi fa pensare al personale che vive lì.
Tutti devono passare per questa riunione
e per una buona ragione.
Incontro Alexi un giovanotto che mi farà
da guida. E' del posto ed è molto
simpatico. Ricevo altre istruzioni da
Azlan. Ora guideremo per 20 minuti in
Inguscezia con una fermata di 5 minuti al
confine con gli ufficiali, poi al campo
di Bella. L'anno scorso un uomo nuovo è
diventato Presidente dell'Inguscezia e le
cose sono cambiate.
9
Si chama
Murat Zyazikov, ha fatto tutta la
carriera nei servizi segreti, a vari
livelli, prima di essere eletto
Presidente d'Inguscezia il 28 aprile
2002. Lo incontrerò stasera.
Sull'autostrada di Kavkas gli alberi sono
verdi e gialli un segno dell'autunno.
Questa è la strada che va in Cecenia.
Sembra così tranquilla. Passiamo un
campo pieno di girasoli a perdita
d'occhio. Ci sono anche tante mucche e
vecchi rustici di mattoni rossi e tetti
di lamiera. Raggiungiamo un posto di
blocco dove molte auto sono ferme,
un'anziana coppia è al finestrino che
compila i moduli. Passiamo oltre ci
fermeremo al prossimo confine.
Scendiamo e stringiamo la mano al Vice
Primo Ministro, mi danno delle rose.
Ovunque vada mi offrono bellissimi fiori,
tutto il giorno di ieri e continua.
Questo è un posto al mondo davvero
ospitale, si vede che la gente è
orgogliosa del proprio modo di dare il
benvenuto agli ospiti. In questo posto le
cose possono diventare molto ufficiali e
sofisticate. Per lo scopo reale della mia
missione capiscono che voglio solo
arrivare ai campi profughi il più presto
possibile. Ci fanno segno di proseguire.
Fuori dal finestrino vedo ancora grandi
case, sempre modeste ma ben costruite
dove intere famiglie vivono insieme.
Donne e bambini ai lati della strada
vendono, mi sembra, sacchi di cereali e
fagioli secchi. Otto carri armati ci
superano. Mi dicono che sono appena
tornati dalla Cecenia.
Il campo di Bella
Al tempo della visita:
Il campo profughi di Bella è uno dei 5
campi tendati in Ingushezia. Circa 1.000
persone vivono nel campo in 150 tende di
tela. Di recente questo campo è stato al
centro dell'attenzione delle autorità
che vogliono chiuderlo. Già alcune
persone sono state sfrattate con la
forza, hanno trovato rifugio in una
vicina fabbrica abbandonata da dove sono
state costrette ad andare via ancora.
Alla fine hanno permesso loro di tornare
nel campo.

Campo
di Bella, Inguscezia. UNHCR / T. Makeeva
Queste persone si trovano dove l'UNHCR
non è in grado di sostituire le vecchie
tende perché i funzionari sono convinti
che il campo va chiuso.
10
In
inguscezia e in Cecenia si parla la
stessa lingua. Ci dirigiamo oltre il
confine ceceno. In Inguscezia ci sono 200
insediamenti temporanei. La gente, molti
con volti duri e austeri che rivelano
cosa hanno affrontato, chiaramente
provati da tutto quello che hanno visto.
Vedo un ragazzino, avrà 7 anni, con la
pistola infilata dietro nella tasca dei
pantaloni. E' con sua madre e porta una
specie di secchio d'acqua. Ogni struttura
che può fare da casa è occupata. Vecchi
capanni, stalle, ecc. E' evidente che
queste persone sono molto povere eppure
sono loro che hanno accolto i ceceni.
Ancora una volta mi ricorda come quelli
che non hanno niente o quasi, i poveri,
tendono a dare di più.
Entriamo nel campo, due polverosi
villaggi di tende. Appena entriamo sembra
di stare in una terra straniera. Solo le
immagini possono descriverlo. Penso
solamente "come può succedere una
cosa simile?" I bambini corrono
incontro alle nostre auto. Scendiamo e ci
incamminiamo verso una tenda. Ci
accolgono contenti di avere visite. E'
tradizione cecena quando arriva un ospite
di offrire il meglio che si ha in casa.
Per loro il meglio sono piccole ciotole
di legno con frutta e biscotti che hanno
chiaramente tenuto da parte. Mi siedo
vicino a due signore molto gentili, il
tipo di donne che vorresti avere come
nonna. Una dice che ha 7 figli. "Mio
marito è stato ucciso nel bombardamento,
vogliamo restare fino a quando sarà
sicuro. La gente è preoccupata a tornare
in Cecenia, preoccupata di perdere i
propri figli. Siamo stati trasferti molte
volte da quando abbiamo lasciato la
Cecenia. C'è più tranquillità da
quando siamo arrivati al campo. Prima
avremmo avuto rifugi temporanei magari
per poche settimane e poi saremmo stati
buttati fuori sulla strada con niente.
Non abbiamo molto ora, sono l'un
l'altro". Ha sentito dire che
taglieranno la poca elettricità che
hanno qui (parte della sensazione di
essere costretti a tornare). "Questa
non è la prima volta che ci minacciano.
Le tende perdono, i pavimenti sono marci.
E' abbastanza caldo adesso ma abbiamo
paura del prossimo inverno. Ma per quanto
si sta male vogliamo rimanere, almeno qui
possiamo restare vivi. Sappiamo che
l'UNHCR ha nuovi rifugi di cartone che
vanno bene e non possono darci.
Conosciamo delle famiglie che sono
tornate in Cecenia. Quando li hanno
trattenuti nei centri di detenzione
alcuni famigliari si sono persi".
Vogliono farci sapere anche quanto sono
grati al governo ingusceta.
Fuori ci
incamminiamo verso un'altra tenda. Ci
sono uomini armati. Nella nuova tenda un
signore dice "Grazie per essere
venuti". Vedo scatole di zucchero
della Croce Rossa. "I mass media ci
dipingono con la faccia di Osama Bin
Laden ma noi siamo gente semplice. Io
sono un padre. Siamo continuamente
minacciati. Secondo la Costituzione siamo
cittadini russi. Dovremmo avere uguali
diritti. Quando torneremo a casa? Quando
il Presidente Putin dichiarerà la fine
delle operazioni in Cecenia? Questo era il
campo più grande. Ora è il più piccolo
per le minacce. Vi prego, se potete fare
qualcosa, vi prego di chiedere alla gente
di lasciarci restare qui al sicuro.
11

__Campo di
Bella, Inguscezia. UNHCR / T.
Makeeva |
| |
La moglie
spiega come vogliono
farli ritornare in
Cecenia, ma "là
c'è la guerra".
Mentre parla tiene a bada
il bambino piccolo. Il
più grande di 6 anni
arriva a darle una mano.
Per divertirsi hanno solo
quello che c'è in giro
per la tenda. Battono i
cucchiai sulle tazzine e
sui tubi. Parlano
dell'elettricità e della
luce per scaldare il cibo
e la tenda. Anche se ci
tagliano il gas e
l'elettricità troveremo
il modo di
sopravvivere". La
mamma si siede con me.
"Siamo qui dal 1992.
Siamo qui da 11
anni".
Suo marito incalza:
"L'UNHCR ha i rifugi
di cartone ma la
Federazione Russa non ci
permetterà di averli
così quando arriverà
l'inverno non sappiamo
cosa fare per i nostri
bambini. Vogliamo restare
qui non tornare a Grozny,
abbiamo paura, possono
costringerci, non è
sicuro".
|
|
Mentre
andiamo via per la prossima visita,
alcune donne iniziano a piangere.
Circondano l'auto mostrando i loro
bambini. Scoppio a piangere. Non perché
sono poveri e tristi, ma perché mi
sorridevano tutti, mi salutavano e mi
ringraziavano per essere andata a
trovarli.
Torniamo in macchina per andare al campo
vicino. Tutti quei bambini piccoli. Il
loro destino in questa vita è così
ingrato. Sorridono e salutano ancora
correndo dietro alla macchina. Così
grati per una visita, per qualcuno che li
ascolti, per riconoscerli solo.
La donna che mi aiuta a tradurre sorride.
E' anche lei una sfollata. Ha studiato
francese, inglese e legge prima di dover
lasciare la Cecenia. Spera un giorno di
finire gli studi in legge. Cose a cui non
pensi con la guerra. Come la vita di
ognuno si ferma di colpo.
Arriviamo all'altro campo ed entriamo in
una tenda molto grande. Giovani uomini e
donne sono giunti per una tradizionale
danza cecena. Hanno bellissimi costumi
molto elaborati. "Marso!"
Significa pace e bene. Vogliono dirmi
"Salve" con questo ballo. Ho
caldo ma non voglio togliere il golf per
i miei tatuaggi. C'è un ragazzo seduto
vicino a me appena arrivato dalla Cecenia
una settimana fa. Gli chiedo: "Sei
contento di stare qui?" Si, dice
"Siamo molto contenti di avere
qualcuno che ci viene a trovare ogni
tanto. Vorremmo conoscerci".
Ballano. Non ho mai visto niente del
genere in vita mia. Gli adulti nella
tenda si commuovono, sono molto fieri di
vedere dei giovani che portano avanti le
loro tradizioni così bene.
12
Non ho
mai visto tanta energia. Vorrei che il
mondo potesse vedere quello che vedo
ora in questo momento. E' incredibile,
affascinante. Ballano colpendo con le
ginocchia il pavimento di legno. Il capo
ballo ci porta nella sua tenda. Prima ci
ringrazia per aver aiutato i ballerini.
Sono lì da 4 anni. "Questi bambini
sono cresciuti qui". Ci chiede di
ringraziare il Presidente dell'Inguscezia
che li ha aiutati ad ottenere i visti di
un viaggio speciale a Praga per allestire
uno spettacolo.
L'uomo dice di essere arrivato nel campo
senza lavoro, ma aveva detto alle ONG
"Posso insegnare danza", e
l'hanno lasciato insegnare ai bambini.
Poi qualcuno ha donato questi costumi.
"Staremo insieme fino a quando Dio
vorrà farci tornare alla nostra
madrepatria". Gli chiedo del ritorno
a casa "La mia casa è distrutta non
posso garantire la sicurezza per la mia
famiglia. Sulla strada di casa le persone
spariscono". Ci offrono del tè e
noi accettiamo. Ci danno del riso con un
po' di zucchero, una gentile concessione
del WFP. IL riso proviene
dall'organizazione Islamic Relief e lo
zucchero, l'olio e il sale dal WFP.
Una ragazzina di 13 anni aiutava a
servire il cibo. Chiede pacatamente:
"Pensate che io sia una terrorista
come il resto del mondo?" Mi sento
il cuore in gola. "Certamente
no" dico, "Grazie" dice
lei. Non voglio più scrivere. Voglio
solo riflettere su quello che è appena
successo.
Mentre lasciamo il campo penso ancora a
quella ragazzina. Torniamo in città
verso un insediamento temporaneo. Mi
portano in una stanza, è come un capanno
ma per 7 persone è una casa.
"Dall'inizio della guerra in Cecenia
niente cibo, niente di niente. Siamo
venuti qui d'inverno. Abbiamo trovato
alcuni garage vuoti e abbiamo chiesto
alle famiglie del posto dei materiali per
chiudere i buchi e fare un tetto. Le
nostre case in Cecenia sono state
bruciate. La cosa più importante è la
scuola per i bambini. Qui avevamo un
edificio ma è stato abbattuto. Non
sappiamo cos'è successo. Ovviamente
hanno perso molti anni in Cecenia. Quindi
è stato difficile recuperare. Quando
abbiamo lasciato la Cecenia pensavamo di
poter tornare presto. Non possiamo
ritornare in Cecenia soprattutto per i
nostri giovani. Di notte vengono a
prenderli". I bambini piccoli si
raccolgono intorno a noi per ascoltare.
Sono così educati e gentili.
Una delle donne più anziane dice:
"Sono sicura al 100% che la scuola
è stata distrutta apposta. Certa gente
voleva mandarci via. I nostri figli non
hanno niente nella loro vita eccetto la
possibilità di studiare. Non c'è un
posto per noi dove tornare. Possono
abusare di noi. Mio figlio piu grande
lavora in una sala caldaie. 1400 rubli al
mese, circa 38. La pensione
dell'anziana signora è quasi uguale.
Anche il ragazzo ha una pensione perchè
durante la prima guerra ha subito un
trauma. Ha perso l'80% della vista. In
più l'anno scorso la madre del ragazzo
ha avuto un tumore. "Abbiamo venduto
orecchini, orologi e gli amici hanno
chiesto aiuto. Siamo riusciti a
raccogliere i soldi per l'operazione.
Avevamo una brutta macchina ma era sempre
qualcosa. E dei terreni in Cecenia.
Abbiamo venduto tutto.
"Possiamo avere 10.000 rubli se
torniamo in Cecenia. Soldi per costruire
una casa. E' una tentazione perchè non
abbiamo niente. Ma ancora non mi importa,
niente vale la perdita della nostra vita.
Il paese da cui veniamo in Cecenia è
stato completamente distrutto." Mi
offrono ancora una tazza di tè. Dico di
si per cortesia.
13
Subito
le 3 donne e il ragazzo più grande si
precipitano, una a prendere le tazze,
l'altro una scatola di biscotti nascosta
e una vecchia lattina. Chiedo loro:
"com'era la Cacenia 20 anni
fa?" Tra i sospiri si lasciano
andare a ricordi felici. "Avevamo
una bellissima e verdeggiante città.
Quando la vedi oggi e la paragoni a
com'era prima ti viene da piangere.
Adesso tutto quello che vogliamo è la
pace. Possiamo vivere tra i rottami a cui
siamo abituati". "Sperate in un
futuro per la Cecenia? Potrà ritornare
come prima?", chiedo. "Come si
dice la speranza è l'ultima morire. Per
me, io sono troppo vecchia, so che non
vedrò mai più ricostruita la mia bella
Cecenia in vita mia".
"Siamo così grati al popolo
ingusceta. Se non era per loro e per la
loro ospitalità dove saremmo andati a
finire tutti quanti?" Mentre beviamo
il tè qualcuno osserva che gli uomini
sono fuori, nell'angolo. Le donne ridono.
Penso sia un'occasione rara. Mentre
andiamo ringraziandoli per averci
permesso di visitarli dicono: "Ti
auguriamo di star bene. Hai un
figlio?", rispondo di si,
"auguriamo anche a lui una buona
salute e buona fortuna".
Dopo mi portano a parlare con gli
anziani. Mi presentano al signore più
anziano, che è seduto. Mi racconta che
dal 1999 i militari rapiscono giovani e
bruciano case. "Quando penso alla
Cecenia il mio cuore arde. C'è
sofferenza nel mio cuore. Penso tutto il
tempo ai morti in Cecenia". Restiamo
seduti in silenzio.
Poi mi siedo vicino a due sorelle di
oltre 70 anni che abitano in una piccola
stanza, due pareti di cartone, muri di
cemento e tutto il pavimento di cartone.
"Nel settembre 2002 sono iniziati i
bombardamenti e abbiamo fatto i bagagli
con tutto quello che potevamo e abbiamo
portato via nostra madre che ha 100 anni.
Non ci sono uomini nella nostra
famiglia". Chiedo se loro stesse si
aspettano di tornare e ricostruire una
casa. "Se ritireranno le truppe e
tornerà la pace torneremo in Cecenia. E'
casa nostra, anche se torneremo a casa
solo per morire".
Chiedo se sono d'accordo che lo scrivo
nel diario. "Si", mi
rispondono. Lo vogliono. Significa
apparire nella cronaca. Vuol dire che la
loro voce conta quindi mi pregano di
scrivere spesso. E' molto difficile far
pressione sulla comunità internazionale
per ricevere assistenza in un paese che
è ritenuto benestante. Non che il
governo e la federazione non abbiano
investito, nelle zone dove l'hanno fatto.
Ma come vedrete c'è ancora molto da
fare". Per la data in cui il Diario
sarà pubblicato arriverà l'inverno.
5 del pomeriggio
L'incontro col presidente è stato molto
formale. Lui e i suoi uomini da una
parte, io, l'UNHCR e un interprete
dall'altra. Sembra quasi di stare a un
faccia a faccia ma mi sono accorta che
era molto diverso. Il presidente è un
uomo carismatico e molto aperto, ho
scoperto che era molto gradevole parlare
con lui.
Zyazikov è il Presidente
dell'Inguscezia. E' molto
simpatico e molto aperto. E' un politico
brillante. Prima di congedarmi mi fa dono
di un'alta onorificenza ingusceta, una
medaglia d'onore. "Per essere venuta
in questa regione a vedere di persona, e
per aver incontrato la gente". Non
sapevo cosa dire, a parte
"Grazie".
14
Dovrebbe
essere data agli operatori umanitari e
alla comunità internazionale. Infatti
più ci penso la comunità internazionale
dovrebbe dare maggior rilievo
all'Inguscezia per il fatto di ospitare
un numero di ceceni pari alla loro stessa
popolazione.
Ho chiesto di Arjan Erkel, il capo
spedizione di MSF rapito. Ammette di non
sapere nulla della situazione. Gli
suggerisco di parlare con l'UNHCR e MSF.
Ero sorpresa che non sapesse di Arjan, ma
era stato rapito in un'altra regione
quindi penso sia comprensibile. E
purtroppo per lui è solo un caso tra
tanti. L'ho ringraziato a nome del popolo
ceceno per averli accolti. Ha parlato del
loro ritorno a casa. Ancora una volta,
come i funzionari russi, dice che le
abitazioni hanno la priorità, poi viene
la sicurezza. Personalmente non sono
d'accordo. Penso sia il contrario. Dice
di voler collaborare con gli operatori
umanitari per aiutare gli sfollati (IDPs).
Non oso chiedergli perché non permette i
rifugi di cartone, ma alla fine glielo
chiedo e lui mi da una risposta
intelligente. "Suppongo che siano
meglio ma sono a rischio incendio. E sono
eretti in modo incivile". Difficile
a dirsi. A meno che anche le sporche e
vecchie tende bucate non siano
"civili". Annuisce.
Sembra una conversazione un po'
inconcludente. Ma non mi sembra nemmeno
che sia disonesto. Senza chiederglielo
dice: "Non ci sarà nessun taglio
all'acqua o all'elettricità. Non gli
faremo mancare nulla". Spero sia
vero. Si vedrà a settembre.
8 del pomeriggio
Riunione del personale dell'UNHCR con
altri operatori umanitari. Ho incontrato
i medici di MSF, il personale
dell'UNICEF, un uomo della Croce Rossa e
altre ONG locali. Durante la serata ho
ricevuto una strana telefonata dalla
Colombia. "Hanno chiamato 6
volte". Era una delle telefonate
più strane che abbia mai ricevuto se non
la più insolita. Gente dalla Colombia mi
ha rintracciato dove stavo. Era mattino
da loro. Potevo dire qualche parola alla
gente della Colombia e avevo in programma
di visitarli? Così all'improvviso, con
tutte le preoccupazioni per la sicurezza,
non mi era nemmeno passato per la mente
che era un trucco per sapere che tutti
noi eravamo nell'hotel. E che poteva
capitare qualcosa. Ma questo lo pensavo
di sfuggita. Invece ho detto qualche
parola, di volere pace e stabilità per
il popolo colombiano.
Tutto qui. Hanno risposto
"Buongiorno", ho spiegato che
era sera in Russia e ci siamo salutati.
Era molto strano.
Tornata alla riunione i medici mi hanno
detto che molto vicino a dov'ero oggi,
c'erano 4 uomini ceceni che ricevevano
assistenza medica. Li hanno chiamati
ribelli e gli hanno sparato contro. Uno
è stato ucciso. Potevano essere o non
essere ribelli. "Succede in
continuazione qui, solo che non si legge
sui giornali".
15
Sabato
23 agosto 2003
Ossezia del Nord
L'Ossezia del Nord è una repubblica del
Caucaso del Nord all'interno della
Federazione Russa. La maggioranza della
gente di qui è vicina ai russi,
condividono la stessa religione. C'è
anche l'Ossezia del Sud ma oggi fa parte
della Georgia.
Incontriamo Nadian dell'agenzia UNHCR in
Ossezia del Nord che ci fornisce
istruzioni. Oggi incontriamo i profughi
georgiani. Alcuni si sono integrati nelle
comunità locali. Una nota più leggera,
sono famosi per le torte. Non vai via
dall'Ossezia del Nord senza una torta.
Molti sono ancora senza risposta.
"Possono essere abbandonati,
dimenticati". Oggi ci ddichiamo agli
anziani. Sono da 10 anni in questa
situazione. L'UNHCR ha costruito delle
piccole case. 70 l'anno scorso e ne
costruiranno di più quest'anno, per le
persone considerate più vulnerabili.
"Queste persone vivono in condizioni
orrende. Ecco perché noi (l'UNHCR) siamo
personalmente attivi nell'edilizia. Qui
lavoriamo davvero bene col governo".
Siamo sulla strada per l'Ossezia del
Nord. La popolazione è di 750.000
abitanti. La lingua è l'osseto e sono in
maggioranza cristiani. Alcuni sono
musulmani. L'85% dei profughi provengono
dalle regioni principali della Georgia,
gli altri dalla regione dell'Ossezia del
Sud, che è parte della Georgia. C'è un
conflitto etnico tra georgiani e osseti.
Ci sono 6500 profughi in 52 centri di
accoglienza collettivi sparsi per la
regione.
Il Children Fund opera con l'UNHCR per
monitorare la popolazione. C'è anche
un'organizzazione che assiste i bambini
con problemi fisici. C'è n'è davvero
bisogno qui, come per tutti i posti dove
la gente è colpita da guerre e
sfollamenti. Inoltre, poiché il tempo è
rigido con freddo intenso molti bambini
sono affetti da TBC.
Oggi il cielo è molto limpido e da
lontano possiamo vedere le montagne del
Caucaso. Sono imponenti e bellissime.
Sono coperte di neve tutto l'anno. Il
tratto verso cui ci dirigiamo è al
confine con la Georgia. (Clicca qui per la mappa).
Immagino le persone disperate che cercano
di attraversarlo. Quanto faticoso deve
essere il loro viaggio.
Entramo a Vladikavkaz la capitale
dell'Ossezia del Nord e andiamo
direttamente a un centro di accoglienza.
Incontriamo Norma e Illiana del
Children's Fund. Ci sono 300 persone (73
famiglie). Dietro di noi abbiamo un
soldato che prima di entrare passa
davanti. Dobbiamo superare l'ingresso
della dogana, prima gli uomini poi le
donne. Nel caso vi attacchino mentre
entrate nella stanza. Chiedo se è
proprio vero. Mi dicono di si.
16

__Vladikavkaz,
Ossezia del Nord. UNHCR / T.
Makeeva |
| |
Nella
stanza incontro Fedocia.
E' un'anziana dolce
signora che vive sola.
"Vivevo con mio
marito e mio figlio in
Georgia, stavo bene in
Georgia una volta. Avevo
anche dei risparmi, ma
con la guerra ho perso
tutto". Le sue
braccia sono così forti,
le sue mani robuste e
callose. Le chiedo dov'è
la sua famiglia. Si mette
a piangere. "Ho
perso mio figlio, si è
ammalato qui. E' morto in
questa stanza. Vivo sola
qui. A volte chiedo ai
miei vicini di farmi
compagnia perché ho
paura. La mia sola fonte
di reddito è la |
|
pensione,
basta solo per comprare il pane e il
latte". Prende 800 rubli al mese,
circa 22. Mi chiedo se abbia i
soldi per le medicine. Dice qualcosa. Dal
modo come parla, prima di tradurre,
scorgo la sua depressione. Gli occhi al
cielo, lo sguardo in alto e poi lontano.
Afferra la sporca tovaglia del tavolo di
plastica. Poi traducono e dice
"meglio morire che vivere così,
voglio chiederti una cosa ma so che non
puoi darmela. Fammi tornare ancora
giovane e forte perché possa
sopravvivere a tutto questo". Sembra
che gli anziani non siano un buon
investimento. Mi guardo intorno nella
stanza e capisco quanto triste e
silenzionsa deve essere la sua vita
quando ce ne saremo andati. Dice molto
gentilmente: "So che tutti voi fate
quello che potete. Se lo dite voi vi
credo, ma se si trova una casa o un po'
più di aiuto, vi sarei grata". Bill
promette di tornare la settimana prossima
per dedicare più tempo al suo caso
individuale.
Ci spostiamo verso una zona ancora più
malandata del centro, una baraccopoli.
Vecchi edifici di cemento, rottami di
plastica, metallo e vestiti tappano i
buchi e i muri mancanti come case
rappezzate. Qui vive un'altra donna
anziana. Ha 70 anni. L'aria e l'odore di
tutte queste stanze è umida e stantia
anche se oggi c'è il sole, perché il
muro è di cemento, è freddo e si forma
l'umidità all'interno. Ci racconta di
suo marito. Ha partecipato alla seconda
guerra mondiale, ha perso una gamba. Mi
dice quant'era un uomo buono. Le chiedo
se vorrebbe tornare in Georgia se fosse
possibile. "No, ho perso la mia
casa, tutte le mie cose. Mio figlio è
stato ucciso in Georgia. Ho messo una
bella pietra sulla sua tomba e hanno
rubato pure quella". Anche lei ha le
mani molto robuste, forti, posso
immaginare la vita che ha vissuto, tutto
quello che ha fatto e ha visto. Quanto
duramente abbia lavorato e poi dopo tutto
questo, per colpa della politica e della
guerra, la sua vita finisce così in
questo posto. Quando non hai niente ti
rendi conto di quanto è importannte la
famiglia. E' tutto. La gente spesso se ne
dimentica quando ha cose come un lavoro,
soldi e la sicurezza. Qui gli uomini sono
fortunati se trovano un lavoro manuale e
la paga sarebbe di 1 al giorno più
o meno. "La legna da ardere costa
cara" dice, "così andiamo nel
bosco a raccoglierla con l'accetta".
Esco a parlare coi bambini.
"Dobbiamo camminare più di un'ora
per andare a scuola", dicono che son
qui da 12 anni. Molti bambini sono nati
in questo posto e non conoscono un'altra
vita. Molti vogliono recitare, diventare
attori, ma non c'è un teatro e nessuno
che li aiuti a studiare. Mi chiedo come
sarebbe stata la mia vita se fossi nata
qui.
17
Avranno
mai queste ragazze la possibilità di
esprimersi creativamente? Dopo facciamo
visita a una donna con due bambini di 12
e 14 anni. "Quando siamo venuti qui
la prima volta i bambini avevano 3 e 5
anni. Questo è tutto quello che i miei
figli conoscono". La madre lavora in
una fattoria del fondo comune. Non riceve
denaro. La pagano con i prodotti
alimentari. Riceve un accompagnamento per
i bambini. Non ha nessuna possibilità di
rimediare i rubli per pagare
l'elettricità. "Cerco di non
pensare al domani e di vivere giorno per
giorno". Le chiedo quant'è stato
difficile attraversare il confine da sola
con due bambini piccoli. "E' stato
molto difficile ma era dura per
tutti". Ha perso la tessera che
indicava il suo status di immigrazione
forzata. Teme di essere sfrattata prima
di essere registrata. Piange. La bambina
piccola si volta verso l'angolo e si
mette a piangere. Bill spiega che l'UNHCR
sta parlando con l'ufficio immigrazione
per cercare soluzioni concrete e aiutare
le persone con questi problemi. Ecco
perché sono fiera di rappresentare
l'UNHCR. Un'ente di protezione, per
momenti come questi quando i problemi
verrebbero altrimenti dimenticati o
ignorati e le persone vulnerabili
sarebbero esposte a tutto.
Giriamo intorno ai bagni e alle docce
esterne. Maiali e galline in piccoli
recinti. E' tutto molto sporco, rotto,
arrugginito. C'è una puzza terribile non
si può credere che della gente ci viva.
La persone di questo centro soprattutto
gli anziani sembrano aver perso ogni
speranza.
Guidamo per un'ora. Lungo la strada
oltrepassiamo quello che chiamano il
bosco sacro. Questa è la storia: un uomo
fuggiva dai suoi nemici e pregò Dio di
trovargli un posto dove nascondersi. Fu
allora che vide questo bosco. Oggi la
gente viene qui spesso a pregare.
Un gruppo di cavalli attraversa la strada
davanti alla nostra auto. Qualche minuto
dopo incontriamo una quindicina di mucche
che riposano in mezzo alla strada. La
maggior parte delle automobili per la
strada, a parte i veicoli umanitari,
hanno verniciature vecchie e sporche e
sembrano quelle degli anni '60-'70.
Andiamo dove la gente si è reintegrata
con successo. Hanno lasciato i centri di
accoglienza, come quello dell'ultima
visita, e sono andati in un altro posto
dove il governo ha assegnato dei lotti di
terreno all'UNHCR e ha costruito delle
case. Il governo inizierà a costruire
una scuola per i bambini. L'UNHCR dice
che stanno ancora raccogliendo i fondi
per le forniture scolastiche. Aiutano
anche le persone disabili e forse, se ci
riusciranno, costruiranno un parco
giochi. Le persone hanno difficoltà a
trovare un lavoro ma sentono che almeno
ora hanno una speranza e la sicurezza.
Hanno bisogno della cosiddetta
mobilitazione sociale. C'è carenza di
ONG da queste parti. Tuttavia il Concilio
Danese per i rifugiati (DRC) recentemente
ha offerto aiuto a 100 famiglie che hanno
ricevuto i terreni.
Arriviamo alle case. Sono piccole, di 36
metri quadrati, 6m x 6m. Sono 86.
Incontriamo Valentina del Children's
Fund. Ci porta a visitare le famiglie.
Prima incontriamo una signora anziana con
un figlio. Dice di essere molto grata di
avere una casa perché suo figlio ha
bisogno di un posto dove portare la sua
sposa, se mai dovesse sposarsi. Lui non
è qui. E' disabile ma deve ancora
lavorare. L'altra donna che incontriamo
è così felice di avere questa casa. E'
piccola e semplice ma è così grata. Ci
da il benvenuto con le mani sul cuore. Ha
un bel sorriso senza denti e occhi
dolcissimi.
18
Parla di
sua figlia morta. Suo marito è morto
nell'Ossezia del Nord "Ho dovuto
organizzare il funerale prendendo in
prestito un'altra casa". Vorrebbe
che suo marito potesse vedere questo
posto. Quando ci salutiamo insiste per
baciarci tutti.
La terza donna che incontriamo è incinta
e tiene in braccio una bambina piccola.
La bambina ha 2 anni e mezzo. E' nata nel
centro di accoglienza. Ci dice che aveva
un'atro bambino. E racconta una storia
terribile di come l'ha perso. "E'
caduto nell'acqua bollente ed è morto
per le gravi ustioni. La stufa era al
livello del suolo. Era tutto quello che
c'era a disposizione. Ma", dice in
un momento di gratitudine, "siamo
stati 13 anni nel centro. Non potevamo
mai sognare che un giorno avremmo avuto
ancora un posto tutto nostro. Vogliamo
lavorare, lavorare sodo". Mentre
andiamo si mette a piangere.
"Scusate. Sono solo molto
grata".
Visiatiamo un'altra casa, una donna meno
giovane con dei bambini. "Sento che
ora dopo anni di vita così brutti, ora
abbiamo una dignità". La giovane
donna mi offre un dono, dei calzini che
fatti a maglia per mio figlio.
"Sognamo la formazione e
l'istruzione". Penso a tutte le
opportunità che ho avuto crescendo negli
Stati Uniti e a quanto ho dato per
scontato. La madre dice che farebbe
qualsiasi lavoro. "Tutto".
Fuori camminiamo verso uno spazio dove
sono state messe della panchine e la
comunità si è riunita per un
tradizionale benvenuto. Un giovanotto e
una signorina in abiti tradizionali si
fanno avanti. Ho il primo morso di pane.
Danzano balli georgiani e osseti.
Brindiamo. Il primo brindisi è a Dio. Il
secondo a San Giorgio e ai guerrieri, ai
viaggiatori e al viaggio. Il terzo
brindisi è all'amicizia per la quale ci
siamo riuniti ora in questa occasione.
"Auguriamo la felicità a te e al
più piccolo della tua famiglia. Beviamo
birra fatta in casa e vodka. Un sorso
dopo ogni brindisi. Molti di noi fingono
di bere. "Con gli amici che rendono
migliore la strada della nostra vita
". Tutto le vivande sul tavolo
provengono dagli orti dei terreni dietro
le case. Vedo il duro lavoro e la
dedizione della gente. "Infatti, è
il frutto di tutto il nostro
lavoro". Diciamo addio. Li ho
ringraziati in entrambe le lingue, con un
po' d'aiuto.
Torniamo verso la capitale per il pranzo.
Arriviamo a casa di Fiona e saliamo 3
rampe di scale. "Viviamo insieme
così dal 1997 quando il nostro
capufficio è stato rapito nel
1997".
C'è un incontro con alcuni membri del
personale dell'UNHCR. Alcuni hanno
portato i loro bambini. Erano tutti così
carini, graziosi e affettuosi. Tutti mi
dicono cose bellissime di Bill. Come non
sembri neanche un capo, quanto ci tiene a
loro e quant'è difficile per lui stare
lontano dalla sua famiglia.
Dopo pranzo visitiamo un centro di
accoglienza. Vedo come l'ONU si impegni
per gli anziani e per tutti quanti nei
centri. Ci sono più di 100.000 profughi
provenienti dalla Georgia, dall'Asia
centrale, e da altre regioni dell'ex
Unione Sovietica. "L'ONU rappresenta
per noi il sostegno morale e materiale
della comunità internazionale",
dice un uomo.
19
Tutti
gli operatori dell'UNHCR sembravano molto
contenti di vedersi. "Non tutti sono
sempre grati all'ONU anche se l'ONU è
sempre qui ad aiutare la popolazione
locale. Molte volte il governo non è
grato. Il secolo scorso è stato molto
difficile per le società multietniche.
Questo decennio è stato pieno di
conflitti ma noi siamo fieri di essere un
misto di fedi e religioni".
Quella sera lo staff ha discusso di come
parlare ai giovani della tolleranza, a
nome di giovani colpiti tra l'altro dagli
sfollamenti. Sperano in una mia prossima
visita verso la fine dell'anno prossimo
perché quel periodo è molto importante
per loro. Dicono che tutti lavorano per
aprire dei centri culturali per
condividere le loro varie etnie. Uno
specialista nel campo dell'immigrazione
tiene un discorso sulle relazioni
internazionali. "Stiamo creando un
internet point per consulenze legali in
materia di immigrazione".
Sull'aereo di ritorno per Mosca io
Raymond iniziamo a parlare del
bombardamento a Baghdad e come tutti si
sono sentiti all'UNHCR. L'UNHCR amava
Sergio Vieira de Mello e lo conosceva
bene. E stato col personale di campo
dell'UNHCR per oltre 20 anni. Abbiamo
parlato di tutte le morti e le vittime.
Quando pensi che il loro unico scopo era
di aiutare il popolo iracheno e il loro
futuro, non ha un senso. Kofi Annan si è
espresso meglio: "La morte di un
collega è dura da accettare, ma penso
che di nessuno potevamo permetterci di
fare a meno, o di sentire la mancanza nel
modo più acuto per tutta
l'organizzazione delle Nazioni Unite, che
non di Sergio. In tutta la sua carriera
ha reso un eccezionale servizio
all'umanità, impegnato ad alleviare le
sofferenze di uomini e donne suoi simili,
aiutandoli a risolvere i conflitti e a
ricostruire le loro società dilaniate
dalla guerra".
Dal 1992, 236 civili membri del personale
dell'ONU hanno perso la vita nel
compimento del loro dovere a causa di
problemi di sicurezza. Tra loro c'erano
15 colleghi dell'UNHCR.
Tekuye Muhe
Lourenco A. Mutaca
Boris Zeravcic
Alhadji K. Sanneh
Jose Lopez Herrera
Mehrali Mahmoodi
Zekarias Hailu
Peter Otieno
B. Germain Lugano
Felicien Bucyekabili
Samson Aregahegn
Carlos Caceres
Pero Simundza
Mensah Kpognon
Josue Nsakala Boakono Tshiama
Non solo l'ONU ma anche il CICR e le ONG
hanno subito molti decessi nell'arco di
un decennio.
20
Al
ritorno in albergo incontro i piloti da
caccia americani che si trovano qui per
un air show. Alcuni sono di stanza qui,
altri in germania, altri in North
Carolina. Due di loro sono una squadra
formata da marito e moglie.
Tutti esternano quanto sono contenti di
stare in Russia e quanto è cordiale la
gente. Ridevano di una scorta della
polizia che andava a 50km all'ora che
tutti superavano. Dico che penso che loro
sono abituati alla velocità e a
controllarla. Mi hanno invitato all'air
show e gli ho detto che mi interessa
imparare a volare. Hanno detto che potevo
sedermi su un jet se volevo. Per quanto
la cosa mi tenti i miei appuntamenti non
me lo permetterebbero quella mattina.
"Devi tornare in Russia a giugno per
vedere le Luci del Nord". L'ho
sentito dire. Non penso mai di venire a
vederle. Ci sono tante cose da vedere al
mondo. Tante cose da scoprire. Questo è
il mio primo viaggio nella Federazione
Russa e sento di aver solo sfiorato la
superficie di questo popolo
straordinario. C'è così tanto che
possiamo imparare gli uni dagli altri.
Certamente posso imparare molto da loro.
Domenica 24 agosto 2003
Mosca
La nostra prima visita di questa mattina
è alle famiglie di profughi africani che
vivono a Mosca. Ci sono skinhead e gli
africani devono affrontare molti
problemi. Ci sono state aggressioni
contro i profughi. La xenofobia, o una
profonda avversione per gli stranieri,
esiste. Per essere al sicuro, stanno nel
centro della città dove c'è meno
possibilità di aggressioni estreme. Ci
sono 7 centri comunitari dell'UNHCR in
Russia, 4 a Mosca. Entro solo con un
interprete. Dev'essere una cosa più
personale possibile. E' un vecchio
palazzo sporco. Una appartamento di 2
stanze. La famiglia ha solo una stanza
mentre la seconda stanza è condivisa con
qualcun'altro. Aprono la porta. Grandi e
bei sorrisi. La famiglia dorme dice il
padre. Hanno fatto delle riparazioni
durante la notte ecco perché sono così
stanchi.
Vorrebbe parlare in francese ma prova a
parlare in russo. La vita qui è molto
difficile, inquietante. E' stato molto
diverso mandare il loro bambino piccolo a
scuola. "Erano ostili. Qui non
piacciono gli africani". Mentre
parlano, penso all'Africa, così aperta,
così bella. L'orgoglio della gente. La
vita naturale, gli animali, la terra
rossa e l'aria fresca. Una comunità che
sente una forte fratellanza. Qui i
genitori dormono sul vecchio tappetino
sul pavimento. I bambini sono in un
divano letto deforme. E' un pavimento
umido con crepe. I genitori di lui sono
stati uccisi in Angola. Loro rischiavano
di essere i prossimi così sono stati
castretti a fuggire coi bambini.
Dicono che il padrone di casa ha
aumentato di nuovo l'affitto. Gli hanno
chiesto se potevano far dormire un amico
sul pavimento per aiutarli a pagare
l'affitto. Il padre non può avere un
lavoro 'official'. Così lavora come
facchino per tante ore. Torna sempre a
casa tardi la sera. E' stato aggredito
due volte dagli skinhead. E' così triste
vederli qui ora. Sono qui dal 1995. Hanno
una buona possibilità di andare in
Canada. I canadesi dovrebbero essere
fieri di essere una società
multiculturale e multietnica.
21
Non ci
sono famiglie africane che si sono
integrate con successo. La polizia ha
dato loro molto molto filo da torcere.
Diciamo loro che possono tornare a
dormire scusandoci di averli svegliati.
Dicono che sono contenti che siamo venuti
e che va tutto bene, è ora di andare in
chiesa.
Molti di questi afghani qui lavoravano
con i russi quando i russi e americani
combattevano in Afghanistan 20 anni fa.
Ancora subiscono vessazioni. L'anno
scorso un afghano è stato picchiato a
morte in pieno giorno mentre aspettava un
filobus.
La settimana scorsa un etiope che lavora
per una NGO locale è stato assalito da
20 skinhead. "Per fortuna è
sopravvissuto". Mentre andiamo a
visitare la prossima famiglia, passiamo
davanti a molti russi poveri, vecchie
donne che preparavano carretti di frutta
e verdura da vendere al mercato. Passiamo
davanti a un parco per bambini pieno di
adulti con vestiti poveri. Alcuni
leggono. Altri fumano. Mi chiedo se
dormono lì. Mi ricordo sovente che nei
paesi dove i cittadini locali hanno
difficolta non è facile chiedere loro di
pensare ai bisogni degli altri.
A Mosca è un'abitudine diffusa tra i
richiedenti asilo, ma anche tra famiglie
russe che vivono a Mosca, la condivisione
degli appartamenti perchè sono molto
cari. Suoniamo il campanello di un nuovo
palazzo e aspettiamo risposta, vedo un
poster che ricorda ai russi di cambiare i
loro passaporti. Molti dicono ancora
Unione Sovietica. Il poster ha l'immagine
di una orgogliosa famiglia russa con in
mano i nuovi passaporti. Finalmente
qualcuno risponde al campanello ed
entriamo.
Incortriamo un signore che viene dal
Congo, sua moglie e la sua bambina
piccola. La bambina piccola ha 6 anni. Si
sente una musica da una vecchia radio.
Molto congolese. Sono persone molto
appassionate di musica. Hanno tutti dei
bei visi. Devo dire che è strano
sentirli parlare bene in russo. Mi
raccontano che hanno lasciato il Congo
per colpa della violenza e sono venuti
qui a studiare. "Ma, siamo venuti
qui ed è stato difficile continuare a
studiare. Quando l'Unione Sovietica è
crollata nella nuova Russia tutto era
sempre più caro. Non potevo studiare, ma
a causa della guerra non potevo neanche
tornare a casa". Gli ho chiesto che
cosa studiava. Ride quando mi dice che
stava studiando relazioni internazionali.
Chiediamo dei problemi che riguardano la
sicurezza. "Uno degli uomini con cui
lavoravo è stato attaccato e ora ha
perso uno occhio. E' stato messo in un
ospedale ma hanno detto che non erano
soddisfatti dei suoi documenti e non
l'hanno curato. Un giorno vorrei lasciare
questo paese. Specialmente per mia
figlia". Gli chiedo se vorrebbe
andare da qualche altra parte. In un
paese normale dove una persona è libera,
dove i diritti umani sono rispettati per
tutti. "Ci manca l'Africa. E la
nostra casa". Gli dico che sto per
andare in Congo. Sorridono quando parlo
di delle zone dell'Africa. Per un attimo
tutti sembrano felici.
Chiedo alla moglie della sua esperienza.
Alcune donne russe sono gentli.
Ovviamente la maggior parte dei russi
sono stati molto gentili ma ci sono anche
dei gruppi odiosi. Penso al Congo e come
la vita è diversa per loro in questo
posto. Ma vedi, come mi sono resa conto
io per molta gente, che la vita è
solamente una questione di sopravvivenza.
Non hanno scelta. Non si possono
permettere di scegliere.
22
Ci
dirigiamo al Centro della Comunità di
Perovo. Alcuni "hooligans"
locali hanno imbrattato il centro con
parole crudeli. Dei bambini ci salutano.
Sono bambini Afghani. 6 di loro mi vegono
incontro sorridenti con dei fiori. Dopo
ci portano in una camera piene di ragazzi
e ragazze adolescenti. Chiedo loro come
si sentono qui. Una ragazza risponde,
"Qui non siamo nessuno. Non siamo
niente, quando sei giovane hai dei sogni,
di diventare qualcuno. Noi cosa possiamo
diventare? A Mosca siamo stati in
prigione per 2 o 3 ore per niente".
L'operatrice dell'UNHCR mi spiega che in
Russia se sei una ragazza giovane e la
polizia ti chiede i documenti e non li
hai puoi essere trattenuto in prigione.
Il problema maggiore è fare in modo che
le autorità rilascino i documenti come
fanno in altri paesi. Solo per dar lor,
ai bambini, un'identità. Il programam
DAFI sostenuto dal governo tedesco si
occupa della scolarizzazione dei
profughi.
Così pochi di questi giovani in questa
stanza hanno una reale possibilità di
trovare un lavoro. "Tutti vogliamo
qualcosa nella nostra vita. Parliamo
della possibilità di stabilità in
Afghanistan". Si preoccuopano di
essere stati via così tanto che parlano
quasi solto in russo, e ora sarebbero
estranei nel loro paese.
Incontriamo delle donne anziane afghane.
Dovevamo tradurre dall'inglese al russo e
dall'inglese al dari. Poi dal dari al
russo e dal russo all'inglese. Qui le
donne formano un gruppo di sostegno
reciproco. "Non abbiamo i documenti
giusti o opportunità di lavoro ed è
difficile procurarsi beni di qualsiasi
genere. Ma siamo molto contente che i
nostri bambini possano studiare. E che
parte dello studio riguardi la loro
cultura afghana. E' molto importante per
noi. Vogliamo che sappiano chi
sono". Le donne sanno che sono stata
in Pakistan e che ho visitato le famiglie
afhghane. Mi chiedono "Quali sono le
tue impresisoni sulle donne
afghane?" Dico una grande
ospitalità, donne molto gentili".
Sono molti felici di sentirlo.
Poi, incontro una NGO locale in
maggioranza formata da uomini africani. I
profughi hanno molti problemi.
"Abbiamo deciso che dovevamo
aiutarci da noi e non aspettarci o
attendere aiuto. Così con il sostegno
del'HCR abbiamo fondato una ONG".
L'altro problema è la mancanza di di
case, lavoro e studio. Tutti per via
della nostra mancanza di stato civile e
la mancanza di documenti adeguati".
Ci sono poster di rifugiati da tutto il
mondo sui muri. Ci sono anche disegni a
matita di Kofi Annan e Einstein (che era
un rifugiato). Chiedo se ci sono leggi
sui diritti umani che diano loro diritto
ai documenti che non gli vengono
rilasciati. "Ci sono sempre le
leggi, ma ma chi le fa rispettare?".
Vera è una donna russa dell'UNHCR.
Andando all'aeroporto parla di quando ha
visto Grozny. Non riusciva a dormire la
notte. Continuava a vedere le immagini
dei bambini. "E' strano. E' così
triste che nella stessa Federazione, a
solo due ore di volo, delle famiglie
possono avere una vita estremamente
diversa", dice. "Una vive in
pace e stabilità e altri cercano solo di
sopravvivere nell'inquietudine e nella
guerra".
Mi dice anche quanto era ed è amica di
Vincent. Il direttore dell'ufficio
dell'UNHCR che è stato rapito. "Per
11 mesi, per tutti noi, era come se
avessero rapito un membro della famiglia.
23
Sua
moglie avrebbe chiamato tutti i giorni.
Ringraziando per tutto quello che stavamo
facendo per liberarlo, e noi ci sentivamo
peggio perché fino a quando non sarebbe
stato liberato tutti noi ci sentivamo
inutili e senza speranza. Una delle cose
più dififcili è stato quando sua moglie
mi ha dato un maglione e un paio di jeans
da mettere quando (se) sarebbe stato
ritrovato. Li ho tenuti in un cassetto
nella mia scrivania. Cercando delle
carte, di colpo li rivedevo ed era un
ricordo di lui ancora scomparso". E'
stato picchiato e hanno dovuto operarlo
quando ne è uscito. E fare anche molta
terapia. Un giornalista francese che era
stato rapito nello stesso periodo di
recente si è suicidato. Forse è il
senso di colpa dei sopravvisssuti. Ma
probabilmente è solo perché è molto
difficile il recupero e la stabilità
dopo un simile trauma.
Seduta sull'aereo torno di nuovo alla
sicurezza di casa mia, del mio paese, e
di mio figlio. Mi sento sempre in colpa
quand parto perché è così facile per
me. Ho visto una dozzina di posti come
questo, per lo stesso scopo nei tre anni
scorsi, e so che per tutte le persone che
ho incontrato, in tutte le disperate
condizioni, molto poco è cambiato. Temo
che per quante famiglie è andata meglio,
per un uguale numero di casi è andata
peggio. So per certo che 5 delle persone
con cui ho passato insieme del tempo non
sono più in vita.
So che se migliaia di persone stessero
morendo ogni giorno (per fame o uccisi
direttamente) in California, a Londra o a
New York, le cose andrebbero
diversamente. Ma molte di queste persone
si trovano in posti come l'Africa, la
Cecenia, i Balcani, l'Asia centrale e la
Colombia, e forse di solito sentiamo
parlare al mondo della loro morte? Sono
notizie vecchie? O sono troppi? O è
perché non hanno niente da darci in
cambio? Che è sbagliato ovviamente,
hanno tutto da offrire. Alla fine quello
che conta è che siamo tutti uguali. Ci
sono familgie come noi. E hanno bisogno
del nostro aiuto, del nostro sostegno. E
in posti come la Cecenia, hanno bsogno
che non li dimentichiamo.
Partendo, dopo una conferenza stampa, mi
hanno è stato detto "Hai fatto
bene. Non pensavo potessi essere così
brava come politico". Dovevo
esserlo. Mi preoccupo di tutti gli
innocenti ma so che se esprimi i bisogni
di alcuni, puoi turbare altri. Ed come
sempre è facile essere fraintesi dalla
stampa.
Dopo la mia visita:
Il campo di Bella è stato chiuso, ma
grazie alla mediazione dell'UNHCR, la
popolazione restante non è stata
sfrattata con la forza e lasciata con la
sola possibilità di tornare in Cecenia.
Al contrario è stato permesso loro di
trasferirsi in un'altro campo profughi,
Satsita, questo però ha comportato un
ulteriore trauma e ansietà che si sono
aggiunti alla condizione di questi ceceni
ripetutamente sfollati. E' un'altra una
piccola vittoria. Ma ora che ne sarà di
loro, mi chiedo?
L'operatore di MSF rapito Arjan Erkel.
Ancora scomparso. (NdT liberazione
avvenuta l'11 aprile 2004 dopo 607 giorni
di prigionia, clicca qui per il sito di
MSF)
Tragicamente hanno continuato a prendere
di mira operatori umanitari fino alla
fine di questo diario. In soli due mesi,
il 5 Ottobre scorso, la Dott. Annalena Tonelli, operatrice
umanitaria italiana, è stata colpita e
uccisa a sangue freddo mentre assisteva i
suoi pazienti in Somalia. Per oltre 25
anni, ha vissuto e lavorato in modo
caritatevole nell'Africa orientale, dove
aveva fondato ospedali gratutiti.
24
Più
recentemente il 27 Ottobre 2003 l'ufficio
della Croce Rossa a Baghdad ha subito un
attacco che ha provocato la morte di 2
operatori umanitari e 10 passanti. Il 16
Novembre sono rimasta impietrita quando
ho saputo che Bettina Goislard,
operatrice umanitaria di 29 anni a Ghazni
in Afghanistan è stata colpita a morte
mentre attraversava la città nella sua
vettura che aveva chiare insegne
dell'UNHCR.
Nota finale: L'Alto Commissario ONU per i
Rifugiati ha incontrato il Presidente
Zyazikov della Repubblica d'Inguscezia il
19 Gennaio 2004 presso la sede dell'UNHCR
a Ginevra. Il dialogo continua tra
l'UNHCR, il governo russo e le autorità
locali sui problemi riguardanti gli
sfollati interni (IDPs) in Inguscezia.
Per maggiori dettagli clicca sulle date (English):
5 dicembre
2003, 9 dicembre 2003, 12 dicembre 2003, 20 gennaio 2004
Queste
sono sono le considerazioni inedite e le
impressioni di Angelina Jolie durante e
dopo il suo viaggio. Sono esclusivamente
le sue idee, e non rappresentano la
posizione ufficiale dell'UNHCR. Testo e
immagini non possono essere riprodotti
senza il permesso di Angelina Jolie.
25
Introduzione a cura
dell'UNHCR
Note finali e Appendice
Original version
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