Il diario
giordano di Angelina Jolie
dà voce alle persone sfollate e disperate
Versione
originale: UNHCR
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L'Ambasciatrice
di Buona Volontà dell'UNHCR Angelina
Jolie visita il campo profughi giordano
di Ruweished nel mese di Dicembre 2003.
© UNHCR/B.Bronee
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GINEVRA,
15 Marzo (UNHCR)
Verso la fine
dell'anno scorso l'Ambasciatrice di Buona
Volontà Angelina Jolie ha visitato il campo
profughi in Giordania, in poche ore ha ascoltato
una vita intera di storie, orrori e speranze
raccolti nel diario pubblicato oggi dall'agenzia
ONU per i rifugiati.
L'ultimo diario di
Angelina Jolie è la cronaca della missione di un
giorno dello scorso Dicembre nel campo di
Ruweished nella Giordania est, dove la
primavera scorsa si sono trasferite più di 500
persone fuggite dal conflitto iracheno. La
maggioranza è palestinese, assieme ad altri di
nazionalità somala e sudanese.
Nella scuola del
campo profughi i bambini hanno cantato per
l'ambasciatrice, mentre altri hanno cercato di
raccontare le proprie storie di guerra con la
pantomima. Un ragazzo ricorda: "Vivevamo in
pace a Baghdad. Poi, il primo giorno di guerra,
eravamo terrorizzati da tutte quelle bombe e
missili".
Alla domanda
qual'era la cosa più difficile della vita nei
campi profughi, tutti i bambini hanno risposto:
"Il freddo, il buio e le tempeste di
sabbia".
Di età tra i
quattro e 12 anni, i bambini le dicevano che
sognavano di "rivedere la la nostra patria.
Di vivere come cittadini di un paese a cui
apparteniamo". La maggioranza di loro
desidera diventare medico e maestro, nota
Angelina, un ragazzo ha risposto a chi gli
chiedeva perché scegliesse di fare l'avvocato:
"Per fare giustizia per la gente, qui c'è
bisogno di più giustizia".
Visitando un
centro di alimentazione del campo,
l'ambasciatrice ha incontrato le donne incinte e
le nuove madri, alcune hanno problemi con
l'allattamento, forse a causa dello stress. Una
donna somala incinta che ha perso il marito in
Somalia ha detto che non poteva andare a casa
perché "c'è sempre la guerra".
Prima di partire
da Ruweished, Angelina Jolie ha partecipato a una
riunione della comunità per dare la parola ai
bisogni della gente e i loro problemi.
"Dobbiamo
aiutare i nostri amici e fratelli. Vi abbiamo
accolto come transiti. Ci occuperemo di voi e
della vostra dignità umana finché non troverete
qualche soluzione", ha detto un
rappresentante del governo giordano, prendendo
atto che nel frattempo il Re Abdullah aveva
consentito l'ingresso per rimanere ad Amman ai
386 palestinesi arrivati in Giordania dall'Iraq
con i loro coniugi e bambini giordani.
Una donna somala
che ha perduto la madre ha bisbigliato: "Io
non ho una soluzione". E una donna
palestinese ha aggiunto: "Vorremmo tanto
tornare a casa, ma non possiamo. Possiamo andar
via da questo campo? Non sappiamo come o
quando".
Un uomo ha preso
la parola, con le mani tremanti mentre parlava,
ha riassunto la disperazione nel campo:
"Abbiamo perso le nostre famiglie. Ora
andiamo di paese in paese cercando di vivere come
esseri umani. Stiamo iniziando a perdere la
speranza".
Leggi il Diario giordano (in inglese)
Data:
15 Mar 2004
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